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La proposta di Mirandola: Comune unico nella Bassa

La proposta di Mirandola: Comune unico nella Bassa

Il sindaco Benatti scrive ai colleghi e a ottanta esponenti della società civile «Creiamo un solo ente da 50mila abitanti: risparmieremo e conteremo di più»

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MIRANDOLA. «Un Comune che può arrivare a superare i cinquantamila abitanti con tutto ciò che significa nei rapporti con la Regione, nelle relazioni con tutti gli altri soggetti .... Questo nuovo comune sarebbe tra i primi quattordici comuni della Regione, con una forza politica e contrattuale importante, tra i primi per quantità e qualità dei servizi, per reddito, per attività produttive. Mirandola si deve mettere a disposizione per intraprendere come Comuni dell’Area Nord questo percorso». Sono le parole con cui il sindaco di Mirandola, Maino Benatti, sorpassa a sinistra - si fa per dire - i colleghi di Cavezzo, San Prospero e Medolla, che stanno concludendo i lavori per unificare i loro tre centri di potere rinunciando alla autonomia amministrativa dei rispettivi campanili.

Per Benatti una operazione inefficace, in quanto ne deriverebbe un Comune da 19mila abitanti. Meglio dunque puntare più in alto unificando tutti i Comuni e acquisendo un peso specifico superiore.

«Mi rendo conto - mette le mani avanti il sindaco di Mirandola - che anche per ragioni storiche i Comuni di San Felice, Camposanto e Finale in questa fase farebbero fatica ad aderire. La mia proposta si rivolge anzitutto a Concordia, Medolla, San Possidonio, Cavezzo, San Prospero. Comuni che ormai rappresentano un unico tessuto con quello di Mirandola. Molte delle nostre aree artigianali sono già adiacenti...».

Il sindaco, che ieri ha fatto partire la proposta sui social network del Comune e personali, fa presente che questo tema era già stato da lui avanzato in campagna elettorale e che di recente ha incassato l’ok di Stefano Bonaccini, segretario regionale del Pd e presidente in pectore della Regione.

«Ho inviato il mio intervento, la mia proposta ai colleghi sindaci, e sono in attesa di una risposta. L’ho anche inviata ad ottanta tra presidenti di associazioni, docenti, referenti in genere della società civile. Ne ho ricevuto in cambio solo riscontri entusiasti. Tranne un, a dire la verità».

La proposta del sindaco fa leva sul fermento di riforme che partono dal Titolo V della costituzione (per la verità con un ritorno al centralismo statale), fino alle numerose leggi più locali, che tendono a favorire l’accorpamento di servizi dei Comuni. Già oggi i Comuni piccoli sono costretti a mettere in rete i loro servizi con altri. La proposta di Benatti scavalca anche l’Unione (qui nascerebbe un solo Comune), anche se il sindaco suggerisce di non abolire quella dell’Area Nord, che potrebbe ancora tenere insieme il supercomune con gli altri che ne resterebbero fuori.

«Se non ora, quando?», dice Benatti mediando un motto che viene dal centrosinistra e ricordando ai colleghi e al suo partito che laddove questi esperimenti in Emilia Romagna sono stati percorsi, alla fine i risultati elettorali sono stati premianti. Chiaro che di mezzo ci sono le tradizioni, la storia delle comunità, i “campanili” sui quali i sindaci, dopo tanti proclami ecumenici, poi quasi sempre “scivolano”, come nel post terremoto.

«Questa proposta non toglie niente all’identità e alla storia dei nostri territori, ma apporta cambiamenti importanti per migliorare l’amministrazione e per rafforzare le possibilità politiche delle nostre comunità», rassicura il sindaco, evocando l’esempio di Ostfildern, città gemellata con Mirandola e che raggruppa sei comunità. (ase)

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