Pd in crisi tra tessere e divisioni In due anni iscritti dimezzati
Ma il responsabile provinciale, Pastore, precisa: «Contiamo di raggiungere i livelli dell’anno scorso Anzi, speriamo anche di superarli. Qui a Modena la base dei volontari c’è ancora ed è viva»
«È evidente che non conosco la situazione di tutt’Italia. Qui a Modena, però, la base c’è ed è viva».
A parlare, a pochi giorni di distanza dallo scoppio della polemica sui dati delle iscrizioni in casa Pd, è Leonardo Pastore, responsabile del tesseramento provinciale. Per quanto gli compete, non si dimostra per nulla preoccupato. «Siamo in linea con il risultato dell’anno scorso - quando il totale raggiunse le 11mila iscrizioni - attualmente abbiamo rinnovato circa il 70% delle tessere del 2013». Ad andare al 31 dicembre, spiega, «contiamo di raggiungere i livelli dell’anno passato, se non addirittura di superarli». Numeri ufficiali, al momento, non sembrano essercene. Un bilancio definitivo potrà essere stilato solo a fine anno, quando confluiranno gli ultimi dati dalle varie circoscrizioni. Ma Pastore ostenta tranquillità, ricordando le decine di feste che hanno scandito l’estate modenese: prove di una militanza ancora attiva e sostenuta. Voci di corridoio, però, dipingono uno scenario leggermente diverso. Le iscrizioni, in realtà, sarebbero in calo. È vero che mancano ancora tre mesi, ed è vero che l’anno scorso la campagna tesseramento godette dell’apporto delle primarie e della fase congressuale. Ma all’appello, oggi, mancherebbero ancora tante, troppe iscrizioni. Solo a Modena, per esempio, la somma raggiungerebbe al momento quota duemila: circa 1500 tessere in meno rispetto all’anno scorso. Numeri che peraltro confermerebbero la lenta ma costane fuga della “base”. «È un anno complesso - dice il segretario Lucia Bursi - Ma i bilanci li faremo a fine dicembre». Guardando ai dati degli ultimi anni, il calo è visibile. Rispetto a tre anni fa, se ne sarebbe già andato il 15% degli iscritti. Solo tra il 2012 e il 2013, l’esodo è quantificato intorno alle 2600 tessere. A pesare, a creare malumore, poi, l’assenza dall’elenco degli iscritti di alcuni consiglieri comunali e provinciali, che si sarebbero “scordati” di rinnovare. In ogni caso, la situazione odierna è in linea con lo scenario regionale. Poco più di una settimana fa, infatti, era stato lo stesso Stefano Bonaccini, fresco dell’investitura delle primarie, a comunicare che in Emilia Romagna, in confronto ai dati dell’anno scorso, erano già state sottoscritte 7 tessere su 10. Affidava i dati ad un tweet: «Erano 75mila gli iscritti del 2013, oggi abbiamo superato i 50mila». In pratica, una grossa fetta delle iscrizioni nazionali del 2014 proverrebbe dalla nostra regione, che si conferma - e non è certo una sorpresa - un vero e proprio “granaio di militanti” per la dirigenza Dem. La quale, da parte sua, commentava soddisfatta. A pochi giorni di distanza, infatti, il responsabile organizzazione del Pd emiliano-romagnolo, Giorgio Sagrini, spiegava che si tratta di «un risultato positivo, in linea con le percentuali che si registravano in passato in questo periodo dell’anno».
E per nulla scontato, in tempi di “crisi” dei partiti. «Vale la pena sottolineare che i nuovi iscritti nel 2014 sono oltre 1800 e i “recuperati” sono 2100, segno di un rinnovato impegno e interesse per le attività» del partito. Una situazione che, comunque, stride fortemente con la realtà nazionale, radicalmente diversa. Qui il calo degli iscritti si sente eccome, contribuendo ad alimentare un certo malumore. Le rivelazioni di Repubblica - che venerdì stimava un totale di 100mila sottoscrizioni per l’anno in corso, 5 volte di meno rispetto al 2013 - hanno infatti provocato duri attacchi da parte della minoranza, preoccupata dalla dissoluzione della “base”. Ma anche reazioni piccate, come quella del vice segretario Pd Lorenzo Guarini: «Sarebbe bello non diffondere dati a caso». I tesseramenti, secondo lui, sono «molti di più, arriveremo a 300mila veri entro fine anno». Anche in questo caso, comunque, si perderebbero per strada circa due quinti degli iscritti. E difatti la smentita non è riuscita a tranquillizzare i membri della “vecchia guardia”, che in breve sono passati all’attacco. Il commento dell’ex segretario Pier Luigi Bersani è stato durissimo: «Un partito fatto solo di elettori e non più di iscritti, non è più un partito». Da parte sua, Renzi ha replicato ricordando la fase di successi elettorali, a partire da quello, clamoroso, incassato alle Europee. «Vorrei farvi notare che il Pd ha preso quest’anno il 40,8%, sedici punti in più delle ultime elezioni». A Ferrara poi, ritornando sulla questione, affondava il colpo spiegando che «poi dipende: a qualcuno piace il partito che ha 400mila iscritti quando c’è il Congresso e però prende il 25% e perde le Regioni».
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