Radioterapia “smontata”: si cerca la fuga d’acqua
Il pavimento è stato sollevato per asciugare il fondo. Ora l’impianto elettrico sarà cablato nel soffitto. Tempi lunghi per la riapertura ai malati di tumore
La sala di Radioterapia, dove i pazienti in lotta con il cancro fino a poche settimane entravano per sottoporsi alle cure, ora è un cantiere in piena regola: scale, elettricisti al lavoro, pannelli smontati. L’intervento di ripristino della struttura, dopo le infiltrazioni d’acqua, è insomma iniziato. Ieri mattina, grazie alla gentile collaborazione degli operai al lavoro, abbiamo avuto la possibilità di visitare, anche se solo per pochi minuti, il reparto la cui riapertura avverrà solo tra un paio di mesi (sempre che non vi siano altri problemi). Intanto abbiamo potuto constatare che il problema, cioè l’acqua alla base dell’impianto, era infiltrata in numerosi punti in cui scorrono le tubature. Gli idraulici hanno quindi eliminato il liquido e messo in sicurezza i vari comparti. L’ipotesi che abbia ceduto un tubo, quindi, risulterebbe piuttosto remota. Parrebbe invece trattarsi, appunto, di una grave infiltrazione forse di acqua piovana. Ma si tratta solo di ipotesi non confermate e di conseguenza bisognerà attendere una relazione ufficiale dell’intervento. Certo, e riportiamo il dubbio di tanti cittadini, che per una struttura inaugurata appena 24 mesi fa e costata milioni di euro, si tratta di un problema davvero anomalo.
Tornando alla nostra visita, abiamo notato che alcuni corridoi sono stati completamente rivestiti di un telo di plastica nero a protezione degli arredi. La sala principale, dove si trova la gigantesca apparecchiatura che emette le radiazioni, è piena di scale, fili e attrezzi. Il compito degli elettricisti è quello di togliere tutti i cavi posti sotto il pavimento e impiantarli nel soffitto. In questo modo la radioterapia dovrebbe essere al riparo da altri casi simili. Il sentimento che si prova nel vedere queste sale, che abbiamo visto inaugurare in una felicissima giornata alla presenza di medici, cittadini e autorità, è contrastante. Da una parte c’è la soddisfazione nel vedere avviati i lavori, dall’altra lo sconcerto per quanto accaduto. Non bisogna dimenticare che una parte rilevante della somma necessaria alla realizzazione di Radioterapia è stata raccolta dai volontari dell’Amo (Associazione malati oncologici), “dieci euro alla volta”, nelle mille iniziative svolte sul territorio.
Per ora, dunque, il reparto carpigiano resta chiuso e i malati trasferiti al Policlinico. Certo c’è il servizio navette, ma i disagi, soprattutto per chi arriva dalla Bassa, non sono piccoli e i chilometri tanti. L’Ausl garantisce che basteranno due mesi per sistemare tutto e riaprire le porte ai pazienti. I cittadini aspetteranno fiduciosi, ma c’è da augurarsi che prima o poi venga chiarito ufficialmente il motivo di questo stop e chi ne dovrà rispondere di un simile disastro.
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