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Comune unico? I “piccoli” dicono no

Comune unico? I “piccoli” dicono no

I sindaci di Concordia, San Possidonio e San Prospero dopo l’idea di Benatti: «Pensiamo piuttosto a rinforzare l’Unione»

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Piacerà alle associazioni e a tanti interlocutori istituzionali, ma la proposta di Maino Benatti su un maxi-Comune non trova troppo gradimento da parte dei sindaci. L’idea del primo cittadino di Mirandola, rivolta in primis ai paesi che gravitano sulla città dei Pico, ossia Cavezzo, Concordia, Medolla, San Possidonio e San Prospero rischia di rimanere soltanto un’ambizione irrealizzabile. Ieri non se n’è parlato in Giunta dell’Unione, a cui Benatti ha presenziato per un’ora per poi lasciare i colleghi a cause di altri impegni di lavoro, ma ci sarà modo di confrontarsi. Tuttavia le impressioni iniziali vanno in senso contrario.

«C’è il dovere dei Comuni di razionalizzare i costi - dice Rudi Accorsi, sindaco di San Possidonio - ma c’è anche il diritto delle comunità di autorganizzarsi. In un momento come questo, in cui si stravolgono le Province e si pensa alla riforma del Titolo V, chiudere i Comuni è un non senso. Mirandola ha un territorio più grande di quello di Torino, mi domando che senso abbia un mega territorio. È giusto condividere i servizi attraverso l’Unione, ma i Comuni sono l’unica istituzione ancora vicina ai cittadini».

«L’idea di Benatti non è nuova - aggiunge Luca Prandini, primo cittadino di Concordia - ma per il momento stiamo con i piedi per terra e parliamo soltanto di Unione. L’Area Nord va rafforzata e c’è un progetto ad hoc in vista del 2015».

«Noi stiamo lavorando per una fusione a tre - prosegue Sauro Borghi di San Prospero - con Medolla e Cavezzo, che permetterà la nascita di un Comune omogeneo. Se la fusione dovesse essere a nove è un conto, ma escludere da subito Finale, San Felice e Camposanto non mi trova d’accordo. Tra l’altro un passo del genere va sottoposto a referendum e bisogna programmarlo. Nessuno può arrogarsi il diritto di decidere in solitudine, senza consultare i cittadini».

«Il Comune unico - scrive invece Confesercenti - è una proposta che ci sentiamo di condividere. Rappresenterebbe una svolta concreta e un segnale tangibile di effettiva ripartenza in termini di maggior peso nel confronto con le istituzioni, risparmio, semplificazione burocratica, accorpamento dei servizi, con ricadute positive su cittadini ed imprese. Sarebbe un unico punto di riferimento, che consentirebbe lo snellimento delle pratiche burocratiche oltre ad efficientare i tempi di risposta alle reali esigenze del mondo imprenditoriale e al tempo stesso valicare quegli handicap venutisi a creare, specie nei comuni di limitate dimensioni, in termini di risorse economiche e di personale. Chiaro però che rimane il gap delle distanze da colmare. Per questo riteniamo opportuno, sulla falsariga di quanto avviene nelle città, l’importanza dei collegamenti con la sede centrale del Comune con le periferie. Con l’apertura, magari mantenendo anche le attuali sedi istituzionali, di punti locali di riferimento e di prima risposta ai cittadini». (f.d.)

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