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Modenesi negli States per cercare tracce dei nostri immigrati

Modenesi negli States per cercare tracce dei nostri immigrati

Da New York alla West Coast, 10.000 chilometri in 35 giorni per documentare come vivono le piccole comunità italiane

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Una volta trovata l’America perchè non farci un giro e raccontarla davvero con la voce di chi l’ha vissuta, di chi la sta vivendo? È quello che hanno deciso di fare tre modenesi che sono appena partiti per gli States con in tasca un computer e e in testa un progetto ambizioso.

“Trovare l’America” era proprio il titolo della prima opera di Paolo Battaglia, uscita lo scorso anno, e questo è il seguito ideale, che aggiungerà valore ad una parte della nostra storia.

Ieri erano a Barre, nel Vermont, oggi sono a Scranton in Pennsylvania, domani saranno a Monongah in West Virginia. Sono partiti da Modena il 29 settembre e torneranno il 3 novembre: in mezzo, un tour di 6.000 miglia in 35 giorni, con 15 tappe attraverso 25 stati. Sono un editore, una giornalista e una fotografa - Paolo Battaglia, Daniela Garutti e Giulia Frigieri - e il loro progetto si chiama “Italian American Country. Trovare l’Italia nella provincia americana”.

Hanno l’obiettivo di rimettersi in contatto con una parte importante del nostro paese: coloro che emigrarono negli Stati Uniti e i loro nipoti, troppo a lungo dimenticati in Italia. In che modo? Incontrando cittadini di origine italiana che vivono nelle piccole comunità sparse per tutto il Paese e chiedendo loro di condividere i propri ricordi. Attraverso il dialogo, le parole, il cibo, le fotografie, le tradizioni familiari e locali cercano di capire quanta Italia è rimasta in queste comunità (e perché no, quanta America c’è negli italiani!).

Il team ha un partner d’eccezione: tutto il viaggio viene raccontato in tempo reale per immagini, post e tweet sul liveblog “Italian American Country”, ospitato nella home page del quotidiano La Stampa. Dal tour, poi, nasceranno un libro fotografico e un documentario che vedranno la luce nella primavera del 2015: in questo modo sarà possibile rendere conto di tutti gli aspetti del viaggio e di ogni singola storia delle persone e dei luoghi che stanno visitando. Il viaggio è interamente autofinanziato, ma per produrre libro e documentario è stata lanciata una campagna di crowdfunding sulla piattaforma indiegogo.com: ciò significa che tutti possono sostenere questo progetto “corale” con un contributo anche minimo, che parte dai 5 euro (è possibile visualizzare – e contribuire – alla campagna al link: http://igg.me/at/itamcountry).

I tre reporter hanno scelto alcune delle cittadine americane (e alcune grandi città) più italiane, “dalla California a New York Island, dalle Redwood Forests alle Gulf Stream Waters”, come cantava Woody Guthrie, e si stanno spostando da una all’altra per capire le ragioni che portarono così tanti nostri connazionali, una volta sbarcati a Ellis Island, a spingersi ancora più a ovest (ma anche a nord, o a sud), sempre più lontano dalla terra d’origine, sulle tracce di quelle “possibilità e opportunità” che gli Stati Uniti offrivano loro.

Il viaggio si concluderà tra Monticello e la Library of Congress di Washington, due luoghi legati a doppio filo alla figura di Thomas Jefferson, padre della patria americana e grande estimatore dell’Italia. A Monticello ritroveranno le tracce di Filippo Mazzei, amico di Jefferson e fra i primi italiani a portare le colture mediterranee nel Nuovo Continente; tappa conclusiva alla Library of Congress di Washington, il luogo in cui il percorso di “Trovare l’America” ebbe inizio nel 2011. (d.b.)

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