Gazzetta di Modena

Modena

Arrivò l’Autostrada del Sole e la vita cambiò anche a Modena

di Stefano Luppi

Amos Maioli, 95enne in gran forma, nel 1964 lavorava in Comune dove seguì tutte le fasi dei lavori «Fu una vera e propria rivoluzione, le distanze si accorciarono e le nostre imprese ne beneficiarono»

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L'Autosole compie cinquant'anni, un mezzo secolo di vita per una strada che segnat la storia dell'Italia visto che a partire dagli anni della sua realizzazione la nostra nazione si risollevò definitivamente dai disastri della seconda guerra mondiale. L'A1, 761 chilometri totali di lunghezza da Milano a Napoli, venne infatti inaugurata il 4 ottobre 1964, presidente del Consiglio era Aldo Moro mentre a Modena era sindaco Rubes Triva e l'assessore all'urbanistica era Germano Bulgarelli. C'era ovviamente molta curiosità sotto la Ghirlandina per la nuova strada, che accorciava enormemente i tempi di percorrenza. Curiosità fondata visto che u ntratto percorreva in parallelo il territorio della città di Modena.

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I due amministratori dell’epoca sono scomparsi, Bulgarelli nello scorso luglio. Ma c’è chi di quel periodo è un importante testimone, per non dire protagonista. È il geometra comunale Amos Maioli, 92nne nato a Limidi di Soliera, ancora oggi molto attivo su vari fronti: si occupa ancora di edilizia e di antisismica, senza dimenticare l'Anpi visto che durante la guerra è stato un partigiano.

Maioli lei cosa faceva ai tempi dell'inaugurazione dell'autostrada?

« Lavoravo in Comune. Ci sono rimasto per 40 anni e negli ultimi 20 mi occupavo dei cento operai delle officine comunali. Vi ero entrato quando alcuni anni dopo la guerra. Ai tempi del conflitto ho fatto il partigiano in città, tra il centro storico e il Panaro e alla fine della guerra ho fatto prima il meccanico e poi quando hanno chiuso la mia officina per quattro anni sono stato in polizia. Intanto studiavo e presi presto il diploma da geometra e poi andai a lavorare in Comune dove lavoravo in particolare con l'architetto Mario Pucci, anche assessore, e l'ingegner Selmi che era stato deportato nel campo di concentramento nazista di Buchenwald e quando tornò pesava 35 chili. E per completare le dico anche che da bambino feci anche il chierichetto per don Zeno e Mamma Nina, ricordo che mi davano per la messa un centesimo e mezzo e con quelli sfamavo la mia famiglia con sei fratelli».

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In quel 1964 e negli anni precedenti lei per il Comune si occupò di Autosole.

«Sì me ne occupai a fondo. Ricordo che dopo anni di discussioni il governo decise di costruirla. Io in particolare mi occupai per la nuova autostrada di calcolare le misure che servivano per fare pagare il dazio sulla tratta modenese Castelfranco compreso e fino a Rubiera. Feci io tutta l'analisi sul tratto di 15-20 chilometri». Com'era Modena in quegli anni?

«Si aveva la sensazione, dopo la Liberazione, che si potesse fare tutto, anche a Modena. Bastava volerlo: si lavorava ogni giorno e poi nel fine settimana tutti si costruivano la propria abitazione. Tempo un anno ed era pronta, tra l'altro fatta con materiali buoni. Me ne sono accorto vedendo come il terremoto ha distrutto case molto nuove, mentre tante degli anni Cinquanta-Sessanta sono ancora in piedi perché fatte bene».

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Prima della A1 come viaggiavate?

«Certo era tutto molto più scomodo e lento. Per andare a Rimini, ad esempio, si percorreva la via Emilia e si passava per il centro di Bologna visto che non esistevano nemmeno le tangenziali. Ricordo che dopo la guerra ogni settimana accompagnavo mio fratello a Bologna perché aveva problemi di salute: si partiva all'alba, con la 500 o la 1100 e si tornava indietro a notte fonda. Ricordo che una volta accompagnai il sindaco Triva alle colonie a Rimini e Cervia e ci voleva molto tempo».

I modenesi come presero la novità dell'A1?

«Molto bene, c'era molta curiosità. Intanto va detto che all'inizio c'erano alcuni tratti a pagamento: dalle parti dell'attuale Modena Nord c'era un casello con una persona che riscuoteva».

Le vengono in mente fatti curiosi?

«Sì, mi viene in mente che allora nessuno era abituato a fare una certa velocità in auto. Ci furono molte macchine con il motore bruciato, perché erano mezzi adatti a fare una certa velocità mentre in autostrada si prese ad andare più velocemente».

Ma ci fu una inaugurazione del tratto modenese?

«Ci fu una specie di manifestazione con le autorità e il sindaco Rubes Triva. E tante persone che non vedevano l'ora che l'autostrada aprisse».

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