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Caso Cardiologia, i Nas come gli “hacker” per trovare le prove

di Carlo Gregori
Caso Cardiologia, i Nas come gli “hacker” per trovare le prove

Discussione per chiarire se mail e file “catturati” con un sistema intrusivo come “Trojan” siano utilizzabili nel procedimento. Il gup si riserva di decidere

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“Trojan”, ovvero “cavallo di Troia”: un software usato dagli hacker per insinuarsi dentro la proprietà digitale di qualcuno e carpirne i dati. È un malware purtroppo molto diffuso che dà problemi agli utenti. Ma Trojan è anche altro: è anche un software che riesce a entrare nel sistema di un utente carpendo dati dall’hardware e dalla posta elettronica, copiandoli e acquisendo le copie senza che l’utente se ne accorga. I Trojan sono di tanti tipi, sempre più diffusi e non tutti riconoscibili dagli attuali antivirus, per alcuni dei quali riescono anche a impedire l'aggiornamento. Di questo sistema per accedere a dati remoti si è discusso ieri mattina nel corso dell’udienza preliminare fiume condotta dal giudice Andrea Romito sul caso di Cardiologia e dei suoi 53 imputati, tra persone e aziende. L’utilizzo di un programma Trojan è stato sottoposto al vaglio del giudice da parte di alcuni difensori che chiedevano spiegazioni. Il tema è scottante: è infatti emerso che tra le prove acquisite dalla Procura - titolare dell’inchiesta è il sostituto procuratore Marco Niccolini - si trovano numerosi file “catturati” con un software Trojan dai Nas, che hanno sin dall’inizio svolto le indagini di polizia giudiziaria. Il materiale carpito è composto da mail e da file veri e propri stoccati nella memoria di alcuni computer di imputati tenuti sotto stretta attenzione.

La domanda è di frontiera: fino a che punto è lecito acquisire dati con questo sistemi? Si tratta di intercettazioni? Oppure di ispezioni? Soprattutto, questi dati sono da considerare prove a tutti gli effetti? Possono essere utilizzati in sede processuale? La frontiera digitale diventa insomma un questione di diritto “borderline”, data la novità di questo metodi di indagine. È risultato che le acquisizioni di documenti con Trojan erano state autorizzate dall’autorità giudiziaria, ma resta aperta la questione se si potranno usare in fase di processo. Il giudice Romito, data la delicatezza della questione, si è riservato di dare risposta alla prossima udienza.

Siccome l’udienza è avvenuta a porte chiuse, non è ovviamente dato a sapere quante siamo le mail o i file “catturati” con questo sistema. Si parla di alcune decine. Né chi fossero i proprietari delle utenze e dei computer monitorati.

Un episodio era però emerso nel novembre 2012. La professoressa Maria Grazia Modena si trovava agli arresti domiciliari nel periodo della misura cautelare disposta dal gip e si venne a sapere che aveva spedito alcune mail da casa. Mail che erano state evidentemente intercettate dai Nas con questo sistema o uno analogo. Si trattava, da quanto è dato sapere, di mail “ad uso professionale”: la professoressa dava a colleghi e collaboratori un serie di indicazioni utili per continuare la didattica della scuola di cardiologia. In ogni caso si trattava di una violazione al divieto assoluto di comunicare con esterni. Il gip Paola Losavio aveva perciò respinto la richiesta presentata dall’avvocato Iovino della revoca della misura degli arresti domiciliari avanzata alla cardiologa portando alla luce le mail intercettate. Il pm Niccolini si era infatti opposto alla richiesta e il gip aveva accolto la sura richiesta ritenendo che permanessero possibilità di inquinamento probatorio.

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