In marcia per viaggiare nel tempo
Andar per sentieri. Da Fanano ai Taburri tra antiche borgate, boschi e pascoli
Rivivere la vita in montagna di cento anni fa. Questo è ciò che rappresenta l'itinerario etnografico “La vita in Montagna nel secolo scorso” all'interno del Parco del Frignano. Il percorso, che si snoda nella Valle di Fellicarolo, tra strade e antiche borgate, boschi di castagno e di faggio, pascoli, coltivi e radure, permette, infatti, di compiere un salto indietro nel tempo. Tutto ciò per capire come si viveva in montagna, come funzionava l'economia, quando i lavori erano scanditi dalle stagioni. Per raggiungere l'itinerario da Fanano è necessario seguire le indicazioni per Fellicarolo. Dal centro di Fellicarolo (920 metri) si segue la strada asfaltata in direzione dei Taburri, passato Casulie inizia la strada bianca. Dopo la prima curva si incontra un bivio, si abbandona la strada bianca e si gira a destra percorrendo la bella strada lastricata salendo fino ai Taburri. Raggiunta l'area pic-nic, si gira a destra per arrivare al bivio, quindi si segue a sinistra il Sentiero Cai 445 su carrareccia fino ad incrociare il Sentiero Cai 429. Da qui si prosegue in discesa fino a Fellicarolo. Il percorso, che è ad anello, ha una serie di punti di interesse disseminati lungo la strada. Case Nesti (945 metri) è una tradizionale costruzione della valle di Fellicarolo, con gli edifici che racchiudono su tre lati l'aia, una corte rettangolare a forma allungata e ricoperta da grandi lastroni. La corte era l'anima delle abitazioni dove si svolgevano le feste, si prendevano importanti decisioni collettive, vi si “batteva” il grano dopo che era stato tagliato e si erano fatti i covoni. A breve distanza si incontra un'altra costruzione tradizionale della valle, Cà Ietta (980 metri). Passato il casolare "Il Colombano" (1020 metri), si incontra Cà Baiocco (1042 metri), una casa rurale con elementi separati, tra cui la teggia, il pozzo e il forno per cuocere il pane. Proseguendo per il percorso, si arriva a Casulie (1074 metri), grande casolare con la presenza di edifici che fungevano da locali di servizio agricolo, dal soffitto molto basso riporto da un tetto a piagne. Prima di arrivare ai Taburri (1230 metri), dove permangono edifici che servivano da ricovero per i pastori durante la stagione estiva, si oltrepassano diverse carbonaie in prossimità della cascata del Doccione. Il nome Taburri sarebbe d'origine etrusca e riconducibile alla parola “Taba/Teba” (colle) con l'aggiunta del suffisso RR, comune nei nomi etruschi. I Taburri sono un bell'altipiano dove accanto a prati da foraggio o sfalcio sono presenti anche prati abbandonati. La cascata del Doccione (1199 metri) è di origine tettonica e deve il suo nome al fatto che l'acqua non ha un unico salto ma ne presenta molti, differenziati anche in altezza, cosa che ricorda appunto l'effetto di una doccia. Sul sentiero del ritorno verso Fellicarolo, la strada ciottolata che si percorre era un tempo utilizzata dai pastori, ed era contraddistinta dai tipici muretti a secco che la delimitavano per contenere gli armenti. Si incrocia poi "La Borra" (1018 metri), una piccola borgata alla cui aia chiusa si accede tramite un particolare sottopassaggio. Su una delle case compare una lapide per la nascita, il 5 ottobre del 1702, di Odoardo Corsini, il più famoso dei padri scolopi del convento di Fanano. Oltrepassata “La Borra”, si arriva a "La Possione" (1015 metri), una delle borgate più grandi di Fellicarolo. Prima del rientro a Fellicarolo, si passa dal bosco di castagno, impreziosito da maestosi alberi secolari.
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