Tra memoria e trasformazione
“Danzare il tempo”: un incrocio di linguaggi, storie e idee di futuro
Provate a pensare a una terra devastata da un terremoto, alla tristezza, alla rabbia e alla nostalgia con cui gli abitanti si ritrovano a interagire, alla capacità umana di provare ad alzarsi dopo la caduta, più forti di prima. Che ruolo può avere un laboratorio teatrale in un contesto del genere? Siamo a Cavezzo, all'inizio del 2014, tra febbraio e marzo. A Elena Bucci viene affidata la cura di un laboratorio promosso da ERT Fondazione e dalla Regione in collaborazione con il Comune di Cavezzo nell'ambito di Scena Solidale, progetto teatrale a favore delle zone colpite dal sisma nel 2012.
Stasera alle 21.30 presso la Biblioteca di Cavezzo, “Danzare il tempo” lo spettacolo, guidato da Elena Bucci della compagnia Le Belle Bandiere. Si tratta di una sorta di narrazione in cui ricordi e fotografie restituiscono microstorie e sogni della collettività, per creare una grande storia comune, che possa permettere di aprire un processo di costruzione di senso nuovo, senza però smarrire il passato. La Bucci rimase affascinata dall'archivio del Circolo Fotografico del paese, da quelle foto eterogenee che raccontavano tradizioni, episodi di vita quotidiana o che esulavano completamente dal contesto, creando sintonie e interrogativi. Gli istanti immortalati possono davvero sganciarsi dal presente e creare una relazione tra passato e futuro, senza cadere nella malinconia, mettendoci a confronto con noi stessi, aprendo tante possibilità future. "Non si trattava di ottenere un prodotto artistico, ma di costruire una strada nuova, sperimentando via via il percorso" secondo le curiosità e gli apporti di chi ha partecipato al laboratorio e del paese tutto. La preoccupazione iniziale fu quella di "non strumentalizzare il terremoto in modo creativo e di evitare il sensazionalismo" afferma la Bucci.
È cominciato così un processo di sperimentazione, di costruzione collettiva, attraverso arte, fotografie, musica, danza, teatro, linguaggi, racconti. L'idea era quella di "ripensare il modo di scrivere un testo con persone diverse, stimolandone la scrittura, cercando di capire cosa significasse compiere un'azione, interagire, impadronirsi di elementi attoriali capaci di restituire spontaneità", all'interno di un'idea di "teatro come luogo per fare incrociare esperienze". Il teatro assume così un valore sociale che permette di intessere una fitta rete di relazioni e processi comunicativi umani, capaci di far crescere il senso collettivo e non individuale della realtà cittadina. L'età dei partecipanti, assai varia, non ha quindi avuto assolutamente valore di separazione, anzi. Come diceva Proust: «Un vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi». Sicuramente il pubblico si confronterà con una tappa di un percorso, di una danza che vince il tempo e che consolida i legami e i rapporti umani per la costruzione di un futuro in cui il teatro e le arti diventano deus ex machina, motori artistico-culturali del paese, e non con un risultato fine a se stesso.
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