VIE al traguardo del decennale «In scena all'insegna della curiosità»
«La programmazione nasce in giro per l’Europa cercando proposte per stimolare lo spettatore» «Quest’anno arriviamo a Bologna e nelle zone terremotate: il festival è anche divulgazione»
Alla sua decima edizione, VIE allarga i suoi confini territoriali coinvolgendo dodici sedi. Il Direttore artistico Pietro Valenti ci ha presentato la programmazione, fatta di presenze internazionali e italiane.
Come è nata la programmazione di quest'anno?
«Durante l'anno viaggio molto, in festival esteri oltre che italiani, oppure cerco di andare a vedere artisti che mi interessano, e così inizio a scegliere gli spettacoli. Per esempio, sono andato in Kosovo per conoscere il drammaturgo Jeton Neziraj di cui ho visto One Flew over the Kosovo Theater, e ho scelto di invitarlo perché vorrei presentarlo ai registi italiani. O ancora, ho scoperto Carullo Minasi - a Vie con Due passi sono - quasi per caso, durante un viaggio a Palermo. In generale cerco di essere un punto di riferimento per gli artisti del nostro paese, rendendomi disponibile a incontrarli e a esserne un interlocutore. Le scelte che faccio sono molto personali e devono avere un senso per me, anche se talvolta non sono gradite dalla critica».
Quanto è importante spostarsi e scoprire per un Direttore artistico?
«Curiosità e passione sono i termini su cui si basa il mio lavoro e tendo ad andare in posti insoliti per cercare artisti e compagnie che meritano di avere spazio. Il teatro è una palestra, è in continua trasformazione e assume sempre forme diverse. La cosa importante per un operatore è avere un atteggiamento aperto all'arte e a quello che trasmette. Per esempio Alain Platel l'abbiamo scoperto anni fa quando in Belgio presentava un suo lavoro in una pista di autoscontri, in un contesto non troppo noto, mentre oggi è un regista affermato. Bobo Jel?i? l'ho incontrato casualmente a Zagabria e a VIE porta Galeb, una rilettura de Il gabbiano di Checov, mentre Kaïros, sisyphes et zombies del regista Oscar Gòmez Mata l'ho visto ad Avignone. Ci sono poi registi su cui mi soffermo con interesse, come Angélica Liddell, Antonio Latella, Pippo Delbono oppure Claudio Longhi, un regista con cui collaboro molto volentieri da diversi anni perché lavora tenendo presente il fatto che il teatro italiano non può aspettare gli spettatori, ma deve andarli a cercare. Essere spettatore non significa solo sedersi e guardare, ma c'è bisogno di un atteggiamento attivo e partecipe che permetta di entrare nello spettacolo».
VIE quest'anno arriva a Bologna...
«Quest'anno si aggiunge anche Bologna perché abbiamo preso la direzione artistica dell'Arena del Sole. Sono inoltre convinto che sviluppare il festival sul territorio sia un'opera di divulgazione molto importante, e come già accaduto l'anno scorso, abbiamo proseguito il nostro impegno nei territori terremotati grazie al progetto Scena Solidale».
La situazione attuale del teatro in Italia è complessa: lei intravede un cambiamento?
«Abbiamo notato che gli abbonamenti sono in crescita e sento in atto una grande trasformazione. Lo sento negli artisti, nel pubblico e nell'aria che respiriamo. Il mio desiderio è vedere un teatro che sia tale, che ci sia una divisione netta tra teatro commerciale e teatro d’arte»
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
