Gazzetta di Modena

Modena

Filo d’Oro, mostra per i 50 anni

di Michele Fuoco
Filo d’Oro, mostra per i 50 anni

Al Lapidario esposte 164 immagini sulla storia dell’associazione per i sordociechi

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Il filo della solidarietà è ben solido a Modena. Lo è in particolare quello della Lega del filo d'oro che in città dispone, da gennaio 2013, di un Centro socio riabilitativo residenziale, in via delle Costellazioni, per sordociechi e pluriminorati psicosensoriali. Ora ne ospita otto, per i quali viene svolta un'attività di riabilitazione, reinserimento e assistenza. Ma altri tre usufruiscono di un “ricovero di sollievo”, cioè «ogni tre mesi - spiega il direttore del Centro Alberto Mantovani - la struttura li accoglie per 15 giorni. Il servizio territoriale è stato di riferimento per 33 utenti. La struttura è capace di ospitare 24 utenti a tempo pieno, affidati alle cure di otto educatori, sette operatori socio-sanitari, tre infermieri e un fisioterapista».

Un'assistenza paziente e meticolosa che consente in Italia, dove operano anche i centri di Osimo, Lesmo, Molfetta, Termini Imerese e le sedi territoriali di Roma e Napoli, di provvedere a 700 persone. Primo a nascere, nel 1964, il centro di Osimo, «quando - evidenzia il segretario generale della Lega Rossano Bartoli - Sabina Santilli, sordocieca dall'infanzia, fonda un'apposita associazione. Si vuole combattere l'isolamento dei sordociechi, rendendoli il più possibile autonomi per un inserimento persino nella società. E il 20 dicembre prossimo si celebrano i 50 anni dell'associazione. Lo si fa con una mostra fotografica itinerante, in collaborazione con l'Agenzia Ansa, che documenta con 164 immagini i momenti fondamentali della Lega e di mezzo secolo di storia del nostro paese».

Dopo il primo appuntamento, a fine settembre, alla Galleria Alberto Sordi di Roma, la rassegna è presentata, fino a domenica, al Lapidario Estense, nel qiadriportico del Palazzo dei Musei «progettato nel 1778 - ricorda la direttrice Nicoletta Giordani - per accogliere il Grande Albergo dei Poveri, poi tramutato in Albergo delle Arti per avviare, per volontà di Ercole III, i poveri ospiti al lavoro».

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