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I guerrieri di Au-delà a passi di danza raccontano la morte

di Angela Sciavilla
I guerrieri di Au-delà a passi di danza raccontano la morte

Nel Congo con lo spettacolo della Compagnia Baninga al ritmo coinvolgente di percussioni e suoni elettrici

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Musicisti e ballerini come guerrieri. Lo spettacolo della Compagnia Baninga racconta il Congo con una raffica di danze tremanti, percussioni e suoni elettrici, in risposta a un paese che chiede aiuto, tormentato dalla guerra civile. In una realtà in cui si conoscono più defunti che sopravvissuti, questo sembra essere l'appiglio per ripartire dall'arte e non dalle armi.

DeLaVallet Bidiefono è stato musicista e percussionista. Ora è il coreografo e l'ideatore di Au-delà, performance che va in scena stasera al Teatro Storchi di Modena, alle ore 21.00. Originario del Congo, si prodiga alla promozione della danza africana contemporanea, favorendo dai primi anni '80 la diffusione di un'idea dell'arte coreutica nel suo paese rivolta al presente, una disciplina allo stesso tempo autonoma ma in ascolto di danze tradizionali da cui farsi contaminare, un'arte «che permette di esplorare il rapporto con la terra, il radicamento e la spinta verso l'alto».

La sua sperimentazione intreccia stili diversi, mescola influenze e culture del mondo che confluiscono in un'unica performance finale.

Lavora sul significato del movimento, sfruttando la sua materialità originaria e neutrale per potersi congiungere con l'Aldilà. Con questa convinzione, DeLaVallet considera corpi e voci come canali di una vita ultraterrena, in grado di evocare i morti della Repubblica del Congo, in una sorta di rielaborazione del lutto, poiché: «A Brazzaville, dove ho vissuto per più di dieci anni, la morte è ovunque».

In scena il suo corpo si trasfigura, diventando arma espressiva in una lotta di segni e azioni. Un conflitto che rivanga la lotta alla sopravvivenza della carne, denutrita a causa della guerra.

Il danzatore qui è nascosto dalla fame, invisibile come la morte. E la danza è un modo per resistere, per creare un gioco con l'assenza. Dove trovare la bellezza? Nella danza come “manomissione” della morte, una lotta a favore dello slancio verso il futuro.

Gli studi di una nuova drammaturgia del movimento li intraprende da solo, per poi proseguirli con la sua Compagnia Baninga fondata nel 2005. Dopo il debutto con lo spettacolo Free Speech, il gruppo composto da danzatori, cantanti e musicisti continua il lavoro di ricerca in ogni parte del mondo. Partiti dal Congo, hanno attraversato gran parte dell'Africa raggiungendo l'area francofona dell'Europa, l'Inghilterra, fino al Festival di Avignone.

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