Gazzetta di Modena

Modena

l'iniziativa

Psichiatria, il lavoro dimezza i ricoveri

di Saverio Cioce
Psichiatria, il lavoro dimezza i ricoveri

Dal 18 ottobre nelle piazze ottanta incontri, dibattiti e spettacoli per affrontare i vari aspetti del disagio e della sofferenza

3 MINUTI DI LETTURA





Il lavoro che non c’è più e quello che si è perduto. La difficoltà di tenere insieme i pezzi di vita, pubblica e privata, quando manca il perno di un’occupazione fissa che permette di far girare la vita quotidiana.

Sono queste alcune delle tante facce della crisi economica che verranno affrontati nel corso della “Settimana della salute mentale”, dal 18 al 24 ottobre, che al quarto anno di vita mobilita specialisti di psicologia e psichiatria ma anche giornalisti, uomini e donne dello spettacolo e, soprattutto, i pazienti e le loro famiglie. Ovviamente non mancano le istituzioni locali e in prima fila c’è l’Ausl di Modena che ieri ha presentato ufficialmente la rassegna “Màt”. In ottanta iniziative, tra Modena e i principali centri della provincia, concerti, dibattiti, incontri e laboratori di ogni tipo metteranno la sofferenza mentale e quella psicologica al centro delle riflessioni collettive.

La ragione l’hanno spiegata bene Paola Relandini, presidente dell’associazione “Idee in circolo” che raggruppa pazienti ed ex pazienti psichiatrici, e Tilde Arcaleni, che rappresenta le famiglie dei malati.

«Troppo spesso - hanno detto a una sola voce - c’è ancora uno stigma sociale, una condanna nei confronti della malattia mentale e della sofferenza psicologica. Ogni comportamentodi esaurimento, di solitudine o di esasperazione viene guardato con il sospetto. Matto è ancora un’etichetta di condanna che viene accettato a scatola chiusa, una condanna sociale a priori». È pur vero che la chiusura di qualche tempo fa si è attenuata e che la sofferenza mentale si è diffusa a macchia d’olio nella società. Non ci sono più i “matti da legare” come avveniva sino a quarant’anni fa ma il soffitto di cristallo che impedisce un dialogo vero c’è ancora. D’altro lato tra diffusione di droghe pesanti, demenze senili, esaurimenti nervosi per divorzi difficili e soprattutto per la perdita del lavoro hanno reso i crolli emotivi talmente diffusi da essere un’esperienza comune quasi a tutti.

«A Modena - ha ricordato Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl oltre che coordinatore di “Màt” - la percentuale di persone che vengono ricoverate nelle varie strutture o che comunque hanno a che fare con i nostri servizi è circa del 2%, in media con la percentuale nazionale. Certo che con la crisdi economica è aumentato il numero di chi si rivolge all’assistenza medica per superare, o cercare di superare, la fatica di vivere in mezzo a difficoltà sempre maggiori».

E i costi di questo lavoro? «Questo settore dell’assistenza è l’unico che non ha conosciuto ridimensionamenti per effetto della politica di contenimento delle spese nella sanità - ha ricordato mariella Martini, direttore generale dell’Ausl di Modena - Certo che si può sempre migliorare e il nostro intendimento è quello di aumentare la diffusione delle attività residenziali in strutture protette per i pazienti e incentivare la collaborazione con le famiglie. È una scelta strategica che va applicata con gradualità ma che portiamo avanti con convinzione. Se quattro anni fa eravamo, a livello regionale, la prima provincia come numero di ricoveri e di giornate di degenza, oggi siamo in media. Abbiamo ereditato dal dopoguerra due strutture private molto importanti per l’assistenza psichiatrica e questo ha avuto il suo peso nella programmazione sanitaria degli anni passati». E oggi? I 27 posti tra l’ospedale di Baggiovara (diciotto in tutto) e quello di Carpi sono solo la punta dell’iceberg di una situazione sempre più complessa. Non è un caso che all’appuntamento modenese partecipino personaggi di rilievo internazionale che da anni, anche per conto dell’Oms e dei maggiori centri di ricerca internazionali, studiano le relazioni tra sofferenza mentale e psichiatrica e crisi economica. La riprova viene anche dall’esperienza concreta della nostra provincia: i pazienti che riescono a essere impegnati, in maniera continuativa, in qualche lavoro dimezzano i giorni di degenza in un anno e quelli più gravi, che comunque entrano nelle strutture. diminuiscono di un terzo le giornate in cui restano sotto cura.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google