Settore manifatturiero: il segno meno è di casa
Dati Unioncamere, Confindustria e banca Intesa: calo produzione e domanda Reggono l’alimentare e la meccanica, mentre le esportazioni salgono del 4,5%
Diminuisce la produzione, cala il fatturato e la domanda. Il quadro congiunturale della manifattura emiliano-romagnola non sembra brillare nel secondo trimestre di quest'anno a quanto risulta dall'indagine realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria regionale e Intesa Sanpaolo. La produzione, infatti, segna un -0.4%, il fatturato un -0,9% e la domanda -1%. Dati a cui si aggiunge un credito che a giugno segna quota -2,6%. Questo il quadro regionale, che riflette una dinamica pressoché in linea con l'economia modenese. Parola di Maurizio Torreggiani, presidente di Unioncamere Emilia Romagna, oltre che presidente della Camera di Commercio di Modena, che sottolinea: «Parliamo di un'indagine relativa al manifatturiero che per lo più si concentra tra Modena, Reggio Emilia e Bologna. E il motivo per cui il calo emiliano-romagnolo è più consistente qui da noi che nel resto d'Italia è perché l'Emilia Romagna è uno dei cuori pulsanti dell'industria manifatturiera».
Certo non è tutto nero lo scenario. L'Emilia Romagna si caratterizza per un'economia ad alta specializzazione, raggiunge nicchie di mercato capaci di “salvarla”. Ci sono settori, ad esempio che tengono: è il caso dell'alimentare, che segna un +0,9% e della meccanica, che invece raggiunge un +1,3%. Ma allargando lo sguardo il segno meno è preponderante: il sistema moda ad esempio cala del -2,7% e il segno meno è presente anche nelle industrie dei metalli, che comprendono larghi strati della subfornitura meccanica (a -1,1%) e soprattutto del lego e mobilio (-4%). Unico dato positivo – non è difficile immaginarlo – in quasi tutti i settori è quello relativo al mercato estero. Secondo i dati Istat, nei primi sei mesi del 2014, le esportazioni sono aumentate del 4,5% rispetto all'analogo periodo del 2013. «Da questa fase di stagnazione – spiega Torreggiani – non se ne esce solo attraverso il commercio con l'estero, ma siamo certi che dalle esportazioni passi molto del futuro della nostra regione».
E anche il dato credito non brilla, anche se secondo l’analisi del servizio studi di Intesa Sanpaolo, nonostante sia rimasto in calo anche nei mesi estivi, ha registrato una leggera attenuazione del trend. Il complesso dei prestiti a famiglie e imprese della regione ha segnato una riduzione del 2,6% a giugno 2014, meno marcata rispetto ai mesi precedenti. A Modena il calo complessivo sul fronte credito è stato più alto della media regionale, si parla di un -2,7%: un -2,2% per quanto riguarda le famiglie e un -2,9% invece per le imprese. Non si parla tuttavia del calo più marcato tra le province emiliano-romagnole. Concentrandosi sui prestiti alle imprese, tutte le province sono rimaste in negativo nel secondo trimestre, con estremi per Parma, Bologna e Ferrara, che hanno registrato i cali più forti (nell’intorno di -6,5%). La flessione più contenuta è stata segnata da Reggio (-1,3%).
Anche per i prestiti alle famiglie tutte le province sono risultate in calo, che si conferma molto limitato per Parma e Forlì-Cesena (-0,4% e -0,5% rispettivamente). Le altre province si sono posizionate su una flessione tra -1% e -2%, con un estremo di -2,6% per Ferrara.
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