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Il garante: «Casa di lavoro, troppe carenze»

Il garante: «Casa di lavoro, troppe carenze»

Castelfranco. Il sopralluogo di Desi Bruno per la Regione: «Mancano veri percorsi di recupero»

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CASTELFRANCO. Dopo la visita di giovedì alla casa lavoro di Castelfranco, la Garante regionale dei detenuti, Desi Bruno, sottolinea come «resta valido l’interrogativo sull’effettiva utilità per gli internati e per la collettività di strutture così concepite». Il dato relative alle presenze è di 93 persone (di cui 89 internati e 4 detenuti in custodia attenuata); fra questi, 15 internati erano in licenza. Secondo la Garante, «è sconfortante il quadro relativo alla possibilità di lavorare all’interno della struttura; persino la lavanderia, in cui erano impiegati i pochi detenuti in custodia attenuata è chiusa. E ciò avviene nonostante il lavoro debba rappresentare il contenuto caratterizzante di questa misura di sicurezza. Mancano progetti di lavoro effettivo e remunerato e solo pochi internati sono impiegati nell’azienda zootecnica e nel lavoro agricolo e delle serre, che dovrebbero essere la vera ricchezza della struttura». Nella casa lavoro si trovano per la quasi totalità persone che hanno commesso reati a cui il magistrato ha applicato questa ulteriore misura di sicurezza perché considerate socialmente pericolose, per lo più in condizione di fortissimo disagio sociale, con problemi psichiatrici. «Nei giorni scorsi c’è stato un tentativo di suicidio da parte di un internato - fa sapere la Regione - salvato grazie al pronto intervento di un compagno di cella. Si tratta di una persona con disagio psichico, che in passato ha trascorso un anno presso l’ospedale psichiatrico giudiziario e che, in precedenti periodi detentivi in altre strutture, aveva già posto in essere tentativi autosoppressivi. Nel corso del colloquio, l’internato ha riferito di avvertire un miglioramento delle condizioni. Ha inoltre comunicato che è in contatto con associazioni che si stanno impegnando per il suo inserimento in una comunità ma, essendo senza fissa dimora, non può essere preso in carico dai servizi. La Garante ha incontrato una rappresentanza di internati e detenuti che hanno espresso disagio in relazione alla mancanza del magistrato di sorveglianza a Modena che può determinare, e in alcuni casi si è già verificato, il blocco dell’esame delle istanze con cancellazione di appuntamenti da tempo calendarizzati coi Sert territoriali, propedeutici alla presa in carico con ingresso in comunità. Sono presenti anche quattro detenuti in custodia attenuata, con problemi di tossicodipendenza, privi di una reale progettualità. Risulta scarsa la presenza di volontari.

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