Proteste dei lavoratori e un coro «Buffone»
Striscioni di contestazione rivolti al premier anche dai partiti locali, ma nessun incidente
MEDOLLA. “Giù le mani dai diritti dei lavoratori”; “No al decreto trivelle, inceneritori, cemento, autostrade, acqua privata, sì alla manutenzione e tutela dell’ambiente: no allo sblocca Italia”; “Ciao Matteo sono Marta, la precaria. Il mio futuro e la mia dignità di donna, di lavoratrice e di madre sono con l’articolo 18 e la Costituzione. Giù le mani dallo statuto dei lavoratori”.
In questo elenco ci sono sono solamente alcuni degli striscioni che sono stati esposti durante l’arrivo di Matteo Renzi alla Menù.
Un mondo eterogeneo di contestatori educati e pacifici ha accolto la visita del premier, restandosene all’esterno dell’azienda e limitandosi a qualche coro di scherno (“Buffone”) alzato da un attivista dei 5 Stelle durante l’arrivo delle auto presidenziali e ai tradizionali fischietti della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici di Cgil.
Chi temeva contestazioni è rimasto ancora una volta deluso: troppo civile la Bassa per andare oltre le righe di un dissenso palese, ma pur sempre circoscritto alla critica verbale. I primi a compattarsi sono gli iscritti alla Cgil-Fiom, guidati da Erminio Veronesi e Claudio Riso che distribuiscono volantini. Poi è la volta del segretario regionale di Rifondazione Comunista Stefano Lugli e della lista Tsipras che rivendicano un altro modello di sviluppo. Con loro ci sono gli attivisti “No autostrada Cispadana” mentre Sisma.12 resta più defilato, anzi a dire il vero entra in azienda senza neppure inscenare un “comitato d’accoglienza”. Ed infine arrivano anche i 5 Stelle, che srotolano la loro bandiera e si piazzano a ridosso del cancello. Ecco il variegato fronte di opposizione al governo centrale, che viene tenuto a bada da decine di carabinieri, poliziotti, finanzieri e agenti in borghese. Li monitorano, ma non debbono fare altro perché non ce n’è bisogno tranne nel momento dell’arrivo di Renzi quando un carabiniere, come detto, deve placcare un agitato attivista pentastellato. È il gioco delle parti, c’è chi sta con il Pd e chi contro, ma tutti si conoscono in questo piccolo angolo dell’Emilia; non a caso tanti sindaci si fermano a conversare con i manifestanti perché da oggi si ricomincia la solita vita, fatta di incontri sindacali, trattative per salvare le fabbriche e dibattiti in consiglio comunale.
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