Gazzetta di Modena

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Renzi non fa promesse e scommette con la Fiom

di Francesco Dondi
Renzi non fa promesse e scommette con la Fiom

Il premier non propone idee per la Bassa terremotata, elogia la capacità di reazione e lascia a Bonaccini il compito di sbilanciarsi sulla Cispadana

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MEDOLLA. Non parla di zone franche urbane e neppure di idee per aiutare la Bassa a risollevare la testa dopo il terremoto. Matteo Renzi lascia le rivendicazioni al sindaco Filippo Molinari, che chiede il prolungamento dello stato d’emergenza al 31 dicembre 2015 e la sburocratizzazione per velocizzare la ricostruzione e a Stefano Bonaccini, che invece punta forte sulla realizzazione della Cispadana («spero di essere il presidente della Regione che poserà la prima pietra del cantiere», dice).

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Il premier, invece, glissa su un argomento scottante, chiamato alla prova del nove con la nuova legge di Stabilità dove i vari partiti torneranno alla carica per chiedere migliorie e modifiche sostanziali ad un impianto che inevitabilmente sarà quello del futuro provvedimento quadro a livello nazionale. Renzi si limita invece a ringraziare, primo tra tutti Rodolfo Barbieri, il padrone di casa alla Menù.

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«Noi siamo qui per imparare - gli dice – Che tu sia presidente del Consiglio o raccattapalle devi avere la fortuna di trovare chi ti può insegnare qualcosa. Credo che il vero lusso non sia il denaro, ma i rapporti umani e in questa terra li sento ogni volta che vengo. Voglio essere chiaro: se quello che è accaduto qui fosse successo in tante altre parti d’Italia o in Europa non avremmo mai rivisto questo senso di comunità. Qui i sindaci non solo hanno preso decisioni, ma sono stati anche assistenti psicologi della popolazione e poi guardiani dei loro sogni».

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Ecco l’unica divagazione sul terremoto, anche se il premier ci torna indirettamente quanto sfida Bonaccini: «In quattro anni – spiega - ci sarà modo di creare quell’autostrada che in tanti ci chiedono e che porterà lavoro e velocità».

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Il lavoro, appunto. È il termine che più ricorre nel pomeriggio alla Menù: il candidato presidente regionale del Pd lo definisce un’ossessione, Renzi invece lo cita prima di venire interrotto da un solitario contestatore del Movimento 5 Stelle, che gli ricorda l’ormai imminente soppressione della cassa integrazione in deroga.

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«Amico dei 5 Stelle – lo rimprovera il presidente – noi non veniamo al Circo Massimo ad interrompere le vostre iniziative. Se vuole dopo ne parliamo davanti ad un caffè o un bicchiere di lambrusco. Ricordo che voi siete quelli che avete rinfacciato sui social, dopo la sconfitta alle comunali, la donazione per la palestra di Mirandola. Questa è la brutta politica».

Ma di lavoro si tornerà a parlare anche dopo la visita allo stabilimento Menù, quando ormai in azienda sono rimasti in pochi.

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È quello il momento in cui Renzi accoglie una delegazione della Fiom modenese, che gli consegna la lettera già diffusa dalla Gazzetta nell’edizione di ieri. Cinque delegati della trentina di iscritti che fin dalle 17 si erano compattati davanti ai cancelli conversano quasi 20 minuti sul futuro dell’articolo 18. Le posizioni sono in netta opposizione, ma alla fine Franco Malagoli della General Costruzioni incassa la sfida: «Sopprimiamo l’articolo 18 – gli dice il premier – e rivediamoci tra due anni qui alla Menù. Tireremo le somme e vi dimostrerò che non sarà quel disastro che voi sostenete».

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