Gazzetta di Modena

Modena

i personaggi

Due modenesi raccontano il paese inventato dall’Eni

di Alessandra P. De Luca
Due modenesi raccontano il paese inventato dall’Eni

Barbieri e Maffei presentano il loro documentario su Borca di Cadore, villaggio d’avanguardia voluto da Mattei

3 MINUTI DI LETTURA





La storia di un imprenditore visionario, la collaborazione tra due menti antitetiche ma sinergiche nel creare quella che forse sarebbe diventata una nuova città, Borca di Cadore. Il racconto di un nuovo discorso architettonico e del sogno di una nuova società. Sono due modenesi gli autori del film-documentario “Villaggio Eni. Un piacevole soggiorno nel futuro” proiettato sabato alla Facoltà di Architettura dell'Università di Ferrara in concomitanza con il Festival della rivista Internazionale e nell'ambito della rassegna “Ferrarainternazionale”.

Il documentario, dedicato al villaggio turistico sulle Dolomiti riservato ai collaboratori del Gruppo e alle loro famiglie ideato da Enrico Mattei e progettato dall'architetto Edoardo Gellner negli anni '50, è stato girato e autoprodotto da Alessandro Barbieri e Davide Maffei: ingegneri di formazione, eclettici di professione. Col patrocinio del Cnappc, dell'Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori di Belluno e dell'associazione Docomomno.

«Ci siamo imbattuti quasi per caso nell'ex villaggio Eni - afferma Alessandro - e abbiamo cominciato a occuparci del documentario per puro interesse personale, consultando l'Archivio Storico Eni e il Centro Ricerche Fatoni e autoproducendolo con la Gislon Production, di proprietà di Marco Maselli, che ha collaborato con noi: è stato un lavoro che ci ha impegnati per circa un paio d'anni nel tempo libero dal lavoro. Le proiezioni e i riconoscimenti sono arrivati successivamente».

Il documentario è stato infatti accolto al Maxxi di Roma, al Trento Film Festival, al Milano Design Film Festival, per citare solo alcune delle numerose proiezioni, di cui molte in diverse manifestazioni emiliane. Settantaquattro minuti di storia, fatta di interviste ad architetti (fondamentale l'incontro con Michele Merlo, che oggi gestisce lo Studio Gellner), artisti, ex dipendenti Eni, foto e video d'epoca, voci che di sottofondo ricostruiscono i ritratti di Mattei, Gellner e Carlo Scarpa, l'architetto cui fu commissionata la chiesa che ancora oggi si staglia tra le cime dei pini. Passione, lungimiranza, totale assenza di speculazione: Mattei aveva un'idea ben precisa di società, in quell'Italia da ricostruire: interclassista e fatta di individui, dal primo all'ultimo. Il villaggio, composto da 263 villette unifamiliari, una colonia estiva per bambini, un campeggio a capanne, un albergo, un residence e dalla chiesa, si trovava a Borca di Cadore, dalle parti di Cortina D'Ampezzo. Mattei si rivolse a Gellner, che in quel periodo stava progettando alcune opere architettoniche per le Olimpiadi Invernali: il villaggio doveva accogliere indistintamente dirigenti e dipendenti, cui venivano assegnate le villette per sorteggio. La progettazione fu totale: Gellner si occupò personalmente di tutti gli aspetti, dall'urbanistica al design, dalla sistemazione delle strade, alla piantumazione degli alberi, al progetto di ogni singolo mobilio e particolare di arredo. Scelse ogni singolo materiale, ogni legno e ogni colore: cresciuto nella bottega del padre, affiancò al genio e al rigore il mestiere del tecnico. Un capolavoro di architettura organica in cui la gamma cromatica si adattava ai colori dell'anno, in cui i tetti erano piani e le numerose finestre inondavano gli interni di natura. La morte di Mattei arrestò il fiume in piena di un progetto che, tra le chiacchiere di chi non capiva il senso di quel costruire, avrebbe dato alla luce una nuova città. Il villaggio fu messo all'asta dopo il 2000: nessuna piazza vi fu costruita. Ne resta l'albergo, un centro estetico e qualche casa.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google