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Eh già, quest'Emilia....

Enrico Grazioli

Ha ragione Renzi quando dice, a Medolla: “Siamo qui per imparare”. E quando riconosce, pur tra molte contraddizioni e segni contrari come la pervicacia di Equitalia nello spedire...

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Ha ragione Renzi quando dice, a Medolla: “Siamo qui per imparare”. E quando riconosce, pur tra molte contraddizioni e segni contrari come la pervicacia di Equitalia nello spedire cartelle ai terremotati, la lezione unica di una terra che dal sisma si è rialzata facendo leva sulle proprie braccia, sul proprio cuore, sul proprio talento, sul proprio lavoro. Forse lo condiziona persino un po’, quest’Emilia che lo invita a inaugurare lo stabilimento di una multinazionale convintissima a investire e assumere a Bologna come la Philip Morris, oppure a visitare le aziende come la Menù che hanno riaperto i battenti nella Bassa salvando i posti e superando la cassa integrazione per puntare a nuovi traguardi.

Al punto di non spendersi e spandersi in promesse da semplice (e in Italia permanente) campagna elettorale intorno a infrastrutture materiali vagheggiate da lustri, ma di indicare come bussola ed esempio per l’intero Paese l’infrastruttura immateriale più solida e resistente che qui tenta di conservare e riprodurre benessere: il senso di comunità.

Capace di fargli dire guardando a Medolla: “Se questo Paese smette di litigare, fra vent’anni saremo meglio della Germania”. Magari anche no, perché son più di vent’anni che l’Emilia è meglio di tanta, tantissima Italia eppure ci si stupisce ancora di (ri)scoprirla così: segno che l’attenzione è passeggera, che ciò che di buono il modello conserva continua a non essere replicato altrove. E oggi, in piena crisi, in piena bagarre ideologica nei dintorni dell’articolo 18, l’Emilia dice e vuol dire soprattutto una cosa: lavoro. Lo vuol dire mostrando segni di ripresa (vedi export) che altri territori ancora si sognano; lo dice chiedendo di incontrare meno ostacoli alla sua sfida per innovare e mantenere competitività globale.

Speriamo sia questo il selfie più spontaneo rimasto impresso al presidente del Consiglio, tra i sorrisi di un popolo forse con meno tessere ma non con meno sogni. Gente a cui non serve tanto fare promesse quanto dimostrare di aver capito davvero dov’è già l’Italia che vorremmo. E che vorremmo diventasse ancora più forte.

@engraz

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