Scelti gli otto nomi della lista Pd: fuori Trande, partito spaccato
In corsa Costi, Vecchi, Franchini, Boschini, Serri, Campedelli, Arletti e Sabattini. I vecchi ex Ds disertano la direzione che va al voto con una sparuta minoranza. Adani: «Dirigenti come Schettino»
Per capire il clima della direzione provinciale Pd di ieri mattina bisogna partire dalle parole di Roberto Adani, ex sindaco di Vignola: «Si è deciso solo per dinamiche interne e il gruppo dirigente è come il comandante Schettino».
La spaccatura è, se possibile, più lacerante di quando il diavolo, secondo la quasi totalità dell’apparato, portava il nome di Francesca Maletti.
Questo per far capire le proporzioni della battaglia che si è giocata dentro al Pd per arrivare a comporre la lista degli otto nomi candidati al consiglio regionale. Dentro Palma Costi, capolista, Luciano Vecchi, consigliere uscente, Cinzia Franchini, unico nome della società lei che rappresenta gli autotrasportatori di Cna con una battaglia civile sulla legalità e il contrasto alla malavita, Giuseppe Boschini, unico vero nome di area cattolica, Luciana Serri, anche lei riconfermata, Enrico Campedelli, battezzato da Carpi, Simona Arletti e Luca Sabattini che hanno avuto la meglio, secondo logiche opportunistiche e non di merito, su Benedetta Brighenti e Paolo Trande. Questi ultimi due sono stati esclusi.
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Una decisione presa dalla segreteria provinciale nella notte tra venerdì e sabato e rimbalzata ieri mattina in una direzione nella quale si è assistito ad una rappresentazione molto fedele della difficoltà in cui versi oggi il partito modenese con i suoi vertici: nel momento di massima affluenza non più di 70 persone quando dovrebbero essere almeno il doppio e al momento del voto presenti poco più di 30 persone. Troppo poche per parlare, come fa il Pd, di decisione presa a maggioranza con soli sette astenuti. Una decisione vecchia di mesi, perché è da luglio che si sapeva che il quadro preordinato sarebbe stato questo, e validata da una esigua minoranza che, statuto o non statuto, pone un problema politico gigantesco. Un esempio? Ieri nessuno dei dirigenti storici ha preso la parola e, ancora meglio, vedendo ciò che si andava consumando, la maggior parte di questi ha deciso di uscire prima del voto. Molto peggio di una astensione se contiamo che si stava decidendo il futuro della Regione.
Chi ha vinto? Certamente Stefano Vaccari. Il senatore di Spilamberto è al momento il vero decisionista della macchina Pd: grande elettore di Lucia Bursi, le scelte ora passano tutte da lui e non si può dire che non le porti avanti con coraggio. Perché quella di ieri, che sarà ratificata dalla direzione regionale di lunedì sera, ha un margine di rischio notevole.
In tutto questo, poi, va detto che il candidato presidente Stefano Bonaccini non ha certo gradito alcune forzature.
Torniamo, appunto, sui nomi. È vero che Brighenti, vicesindaco di Castelnuovo, era ormai data per scontata, ma la sua non è una esclusione eccellente o roboante: nome si può dire nuovo e in ascesa, che era stato segnalato ma non aveva scaldato i cuori come si immaginava al di fuori della sua zona di riferimento.
Discorso diverso per Paolo Trande, che è il vero “caso”. Non lui, ma la sua estromissione: simpatico o antipatico, bravo o non bravo, bello o brutto, se si era deciso che le consultazioni nei circoli avevano un peso, questo doveva essere tenuto presente.
E invece è stato fatto l’esatto contrario. Il Pd modenese, quello che dovrebbe essere preoccupato dal più che dimezzato tesseramento e da una imbarazzante partecipazione alle primarie, ha fatto l’esatto contrario di ciò che ha predicato: il giudizio dei circoli è stato inutile, non tenuto in considerazione, così come la voce di quella maggioranza di persone che avevano segnalato il nome di Paolo Trande tra coloro che erano papabili per stare in lista. Il più nominato, che aveva potenzialmente vinto le consultazioni, è stato escluso. Perché? Il partito si difenderà dicendo che doveva garantire rappresentanza a tutti i territori e che alla fine Boschini e Arletti sono altri nomi della città segnalati dai circoli. Ma tutti sanno che non è questo il tema. Il problema era trovare un modo per escludere Trande e chi rappresentava. Una divisione profonda perché questa volta non si ragiona nelle vecchie logiche di “Peppone e don Camillo” ma il problema è tutto dentro all’apparato, a quell’area ex Ds che è arrivata al momento di scegliere senza una logica. O meglio: con la logica delle correnti.
Logica che, nelle prossime ore, porterà Paolo Trande a prendere decisioni chiare: bocciata dall’attuale dirigenza come può restare nel suo ruolo di capogruppo in consiglio comunale come uomo di garanzia tra assemblea e giunta? Ieri pomeriggio ha incontrato i suoi fedelissimi, nelle prossime ore sarà dal sindaco Muzzarelli, poi rinuncerà al ruolo di capogruppo.
@dvdberti
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