Un fulmine da un milione di danni
Le indagini propendono per le cause accidentali, ma l’atto vandalico non viene del tutto escluso. Iniziato lo sgombero
MODENA. Un fulmine e poi l’inferno: il grande capannone della Modena Parts, completamente chiuso e con ogni macchinario spento ed inattivo, inizia ad ardere al suo interno verso le 20 di sabato. Ci vuole poco, anzi pochissimo: tutti i pezzi di ricambio per i macchinari da movimento terra, che sono per lo più in ferro, sono avvolti da cartone e plastica.
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E le fiamme, dal basso, si sono arrampicate per oltre una decina di metri lungo tute le scaffalature, enormi “pareti” piene di merce stipata e pronta per essere consegnata. Dal retro, dal lato in via Milani, il rogo è partito, si è diffuso arrivando al tetto, ha iniziato a “pressare” sulla parete della ditta di fianco, la Euromec, per poi arrivare al lato opposto del capannone, dove ci sono i muletti e la zona degli uffici. Un danno milionario, un incendio che, come afferma il titolare della ditta Gabriele Verucchi, «ha natura accidentale, fortuita. Come mi hanno detto anche i vigili del fuoco con ogni probabilità è stato un fulmine che ha centrato qualcosa oppure che si è scaricato vicino, o sul nostro impianto interno innescando un cortocircuito e un immediato rogo. Non possiamo neanche escludere che a causare questo disastro sia stata una batteria, un macchinario qui nel retro, un piccolo cortocircuito di un utensile. Anche perchè i macchinari grossi, i muletti, sono tutti dal’altra parte, sul lato via Dalla Costa».
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«Il dolo?- prosegue Verucchi - Rimane l’ipotesi, ma è la pista meno probabile. Non è stata trovata effrazione, quando la vigilanza privata e poi i vigili sono arrivati era tutto chiuso. È suonato prima l’allarme antincendio poi anche quello anti intrusione, perché i sensori sono stati attaccati. Mai avuto minacce nè screzi, nè problemi di sorta in tutti i campi. Peccato, non ci voleva. Fortunatamente stiamo andando, stiamo lavorando e abbiamo anche dei buoni ordinativi, soprattutto con l’estero. Ne avevamo proprio uno grosso, pronto per essere spedito. Ora ovviamente c’è l’inagibilità, ma speriamo di riuscire ad ottenere il nula osta per poter partire almeno nell’area uffici, in modo di riprendere i contatti commerciali, di riallacciare la nostra rete commerciale. Qui abbiamo cinquantadue persone che lavorano, siamo attivi dal 2007 e i capannone è nuovo, per questo ha retto. Ripartiamo, e subito, saremmo già pronti, ma qui è un vero disastro, Adesso vedremo di recuperare i pezzi, i ricambi in ferro, quelli non deformati dal calore. Insomma, ripartiamo».
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Ieri mattina una piccola processione davanti alla ditta. Oltre ai curiosi i dipendenti, alcuni venuti con la famiglia. Parecchi si sono messi all’opera: hanno cavalcato i muletti ed iniziato a portare all’esterno contenitori bruciati e macerie. Intanto proseguono le indagini. Verranno visionati i filmati delle telecamere di sorveglianza.
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