Da Carpi agli States: il sogno americano di Carlotta Paltrinieri
Dopo un anno di scambio con la facoltà di Lettere in Usa ora la 25enne studia per il dottorato e insegna italiano
Carlotta Paltrinieri, carpigiana “doc”, figlia di un noto funzionario di banca, appartiene all’ormai folto gruppi di giovani talenti “in fuga” dall’Italia. La ragazza, infatti, si trova negli Stati Uniti da 4 anni (adesso ne ha 25), più precisamente a Indiana University, Bloomington Indiana, dove studia e insegna. Ecco cosa ci ha raccontato.
Di cosa ti occupi esattamente all'Università?
«Il mio corso di studi rientra nell'ambito della letteratura italiana, e in particolar modo si concentra sul tardo Rinascimento italiano. Sono attualmente al mio primo anno di dottorato. Inoltre insegno corsi di lingua e cultura italiane agli studenti della mia stessa università. Questo semestre affianco il direttore della facoltà nell'organizzazione di un convegno. Inoltre, collaboro con l'Art Museum dell'Università».
La vita che stai facendo l'hai desiderata o il caso ha dato una mano?
«Ho sempre avuto il sogno di conseguire una laurea negli Stati Uniti. Appena finito il liceo volevo lanciarmi oltreoceano ma mia madre ha insistito perché rimanessi vicino a casa almeno per la laurea triennale e cosí ho fatto. Ho frequentato Lingue e Letterature Straniere a Bologna ed è proprio grazie al programma Overseas offerto da Bologna che ho avuto l'opportunità di approdare negli Stati Uniti. Dopo aver completato il mio anno di scambio ho mantenuto i contatti con i professori del dipartimento di letteratura italiana, che mi hanno proposto di tornare per perseguire un Master of Arts. E cosí ho fatto. E la specialistica è stata talmente appagante da proseguire in un dottorato».
Tre cose che ti piacciono degli Usa.
«La gentilezza incondizionata degli americani; la meritocrazia: non è un miraggio, non è un'utopia. Se fai le cose fatte bene vieni premiato; il “free refill” di caffè nei bar, che ti permette di pagare per una tazza di caffè ma di ri-riempirla illimitatamente».
Tre che invece non ti piacciono.
«L'aria condizionata. Sempre comunque e dovunque. A prescindere dalla temperatura esterna; la mancanza di una rete ferroviaria efficente: ho quasi la nostalgia della nostra cara Trenitalia, nonostante tutti i suoi difetti; fast life: tutto è veloce. Non ci si ferma mai. Il cibo è solo carburante per andare avanti».
La tua è una scelta definitiva o tornerai a vivere a Carpi?
«Mi piacerebbe tornare in Italia o in Europa in futuro. Quasi sicuramente non a Carpi data la mancanza di atenei, nei quali vorrei lavorare. Realisticamente sarà però più probabile che io trovi un posto di lavoro qua negli Stati Uniti data la mia formazione e la maggiore quantità di cattedre.
Gli Stati Uniti offrono ancora opportunità per i giovani?
«Assolutamente si, soprattutto per quanto riguarda l'accademia. Ma non per tutti i giovani. La competitività è alle stelle, e le “scorciatoie” non solo non sono ammesse, ma nemmeno concepite».
Cosa ti manca di Carpi e cosa non ti manca.
«Sembrerà scontato ma la famiglia, gli amici, il cibo…l'aperitivo!! Non mi manca la monotonia, che è inevitabile in una cittadina, e di sicuro non mi manca il gossip».
I tuoi genitori sono soddisfatti della tua scelta?
«Quello che mi ha sempre dato la spinta a continuare il mio percorso negli Stati Uniti è l'orgoglio che si legge negli occhi dei miei ogni volta che parlano della loro “figlia americana”. So che per loro è difficile parlarmi per la maggior parte del tempo attraverso uno schermo, ma so che non potrebbero essere più contenti per me, perché io sono contenta per me stessa».
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