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intervista a nanni garella

Il teatro come spazio mentale tra diversità e bellezza

di Francesco Demitry
Il teatro come spazio mentale tra diversità e bellezza

Stasera alle 20.30 l'Arena del Sole di Bologna ospita in prima assoluta “La persecuzione e l'assassinio di Jean-Paul Marat”, in scena fino a sabato 26 ottobre. Nanni Garella si ispira all'omonima...

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Stasera alle 20.30 l'Arena del Sole di Bologna ospita in prima assoluta “La persecuzione e l'assassinio di Jean-Paul Marat”, in scena fino a sabato 26 ottobre. Nanni Garella si ispira all'omonima opera di Peter Weiss per esplorare dimensioni interiori, dove le malattie mentali “spalancano davanti agli occhi un mondo di uomini uguali, nella loro diversità e nella loro bellezza”. Affiancati dalla presenza di Laura Marinoni, gli attori in scena fanno parte del gruppo di pazienti psichiatrici di Arte e Salute, l'associazione di cui Garella è co-fondatore dal 1999.

Nello spettacolo, gli attori rappresentano le condizioni degli internati nei manicomi. Perché ha deciso di mettere in scena il dramma di Weiss?

«Da molto tempo avevo in mente di lavorare su questo testo che si è rivelato molto importante per il '900 e ha avuto diverse messe in scena precedenti, come il famoso “Marat-Sade” di Peter Brook del 1967. Prima d'ora non era mai stato realizzato con pazienti psichiatrici, che sono invece i suoi destinatari naturali. Abbiamo aspettato che gli attori della compagnia Arte e Salute fossero maturi per interpretare ruoli così vicini alle loro condizioni e sofferenze. Il lavoro fatto sulla drammaturgia ha modificato parecchio il testo di riferimento, anche nel tentativo di attualizzarlo completamente. Tutto questo ha reso il dramma molto più “nostro”».

All'interno del testo di Weiss c'è una sorta di “teatro nel teatro”?

«Weiss ha avuto un'idea bella e geniale: mettere nella penna di Sade la scrittura di un testo sulla morte di Jean-Paul Marat. Una sorta di intervista impossibile, dato che Marat e Sade non si sono mai conosciuti. Non si tratta però proprio di “teatro nel teatro”, ma piuttosto di un testo dalla forte ascendenza brechtiana, molto in voga negli anni '60. È un testo strano perché parla di uguaglianza, di un anarchico senso di libertà, ma è ambientato in un ospedale psichiatrico giudiziario, che è un luogo di tensione».

Come vengono accolti gli spettacoli di Arte e Salute?

«Il pregiudizio nei confronti della follia è molto alto e le difficoltà non sono poche. Non ci interessa solo l'effetto terapeutico, ma anche il reinserimento nel mondo del lavoro. Abbiamo dovuto lottare per evitare che fosse recepita soltanto l'immagine stereotipata della nostra compagnia. Adesso credo che il problema sia in gran parte superato perché il pubblico viene a vedere i nostri spettacoli senza chiedersi più se in scena ci siano pazienti psichiatrici o meno».

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