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Maserati, Ferrari e indotto tra dubbi e preoccupazioni

di Felicia Buonomo
Maserati, Ferrari e indotto tra dubbi e preoccupazioni

Fiom-Cgil: «Fca lascia l’Italia e qui restano solo problemi e cassa integrazione» Crepaldi della Ws: «Temiamo che Marchionne non sia interessato alla Formula 1»

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La sede legale è ad Amsterdam, quella fiscale a Londra, il nome diventa Fca (Fiat Chrysler Automobiles). Parlare di ex Lingotto è più che mai appropriato. Lunedì, infatti, si è perfezionata la fusione trasnsfontaliera di Fiat con Fiat Investments in Fca, che diviene così società di diritto olandese. Insomma Fiat di fatto non è più italiana e anche a Modena – dove il gruppo automobilistico è altamente rappresentato con gli stabilimenti di Ferrari e Maserati mentre Cnh è stata scorporata in altra società – le preoccupazioni di scenari ancora ignoti non mancano.

A partire dal sindacato, che ancora chiede chiarimenti su quello che è il futuro di Maserati e che non conosce ancora il nuovo corso di Sergio Marchionne, dopo che l'amministratore delegato di Fiat- Chrysler ha preso le redini anche della Casa del Cavallino Rampante.

«Ciò che avevamo sempre sostenuto – afferma Simone Selmi, funzionario sindacale della Fiom/Cgil di Modena, responsabile degli stabilimenti Fiat geminiani – si sta lentamente verificando. Ovvero Fiat è un'azienda che con Marchionne ha lentamente spostato la struttura di conoscenza al di fuori dell'Italia. E qui rimangono invece i problemi e la cassa integrazione. Qui rimangono le preoccupazioni, come per Maserati, sulla quale non si capiscono le intenzioni. Ad oggi lo stabilimento di viale Ciro Menotti non è tecnologicamente adatto, bisognerebbe fare investimenti, sia sugli impianti che sul personale, visto che a Modena le vetture vengono solo assemblate. E anche per Ferrari qualche preoccupazione esiste, non tanto dal punto di vista occupazionale e produttivo, ma quanto per gli scenari futuri. Ora che Marchionne è a capo anche di Ferrari non sappiamo quale strategia vorrà adottare, se vorrà ugualmente guardare all'estero come sta facendo con tutto il gruppo». Significative le affermazione del responsabile nazionale lavoro di Sel, l'onorevole Giorgo Airaudo, ex sindacalista Fiom, che proprio lunedì – al debutto ufficiale – ha affermato: «Da oggi si chiude un pezzo della storia industriale del nostro Paese: Fiat italiana e torinese non esiste più. Oggi nasce una multinazionale apolide e lontana dall'Italia e gli auguri all’Italia di Marchionne sono auguri lontano dai lavoratori, occhio non vede cuore non duole».

E uguali preoccupazioni vengono manifestate per l'indotto modenese del gruppo automobilistico, quelle piccole imprese che lavorano per le aziende del Gruppo che hanno sede modenese, producendo la componentistica, quella meccanica altamente specializzata che rappresenta il valore aggiunto delle vetture. È il caso di Cristian Crepaldi, ex dipendente Ferrari da un decennio titolare della Ws srl di Maranello, subfornitrice di Ferrari. «Ci basiamo solo su voci – dice Crepaldi, facendosi anche un po' portavoce dei colleghi dell'indotto – ma abbiamo il sentore che Marchionne non sia troppo interessato alla Formula 1 e che potrebbe tranquillamente decidere di trasferire buona parte dell'indotto in America. A parole dice di volere riportare la Ferrari a vincere e rimanere qui a Modena, ma non si sa bene in che modo. Abbiamo timore che adotti quella strategia di spending review, così come sta facendo in Fiat». Più ottimista, invece, Claudio Medici, presidente della Cna di Sassuolo e titolare della Gigi Medici srl di Sassuolo, attiva nella lavorazione di metalli e materie plastiche, fornitrice di Ferrari e Maserati per quanto riguarda i gadget e le targhe, quelle affisse sulle vetture. «Non parlerei di preoccupazione – dice Medici – anche se è chiaro che c'è un po' di incertezza per ciò che succederà per noi fornitori. Ad oggi rimane l'attesa degli eventi. Ma non è detto che le cose peggiorino, potrebbero anche migliorare. Se parliamo di Ferrari, ad esempio, io sono convinto che a Marchionne convenga più avere prodotti locali, perché Modena è un'eccellenza assoluta per quanto riguarda la componentistica meccanica. Si parla di un indotto vicino, che costa meno e che dà un supporto costante».

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