Oltre i confini della risata: danza dell’estasi e del dolore
Questa sera la compagnia Voetvolk della coreografa Lisbeth Gruwez in “AH/HA” Musiche firmate da Maarten Van Cauwenberghe. Lo spettacolo in scena dalle 21
“AH/HA”, due onomatopee che nascondono la bellezza di una risata e un grido di dolore, un titolo emblematico che ci guida in un viaggio che parte dal riso, passa dall'estasi e finisce con la malinconia. È la nuova produzione di Lisbeth Gruwez che, dopo una prima replica ieri, sarà in scena ancora oggi al Teatro delle Passioni di Modena (ore 21). Con Maarten Van Cauwenberghe, compositore e musicista, ha fondato la compagnia Voetvolk, ovvero “fanteria”, portando avanti un'indagine sui corpi che, come dice la Gruwez, vengono “buttati in battaglia senza trucchi tecnici”. Per la prima volta Voetvolk porta in scena un lavoro di gruppo: gli interpreti sono cinque e si trovano in un locale anonimo di notte, iniziano a sorridere timidamente per poi lasciarsi andare sollecitando il loro corpo a spingersi oltre i limiti. Si mostrano prima perfetti poi spaventosi e le grida allegre delle risate diventano urla di terrore. Il lavoro di questa compagnia inizia nel 2006 producendo spettacoli tra cui “Forever Overhead” (2007) e “It's going to get worse and worse and worst, my friend” (2012). Per il 2015 la coreografa sta preparando un assolo con Maarten van Cauwenberghe, “Lisbeth Gruwez dances Bob Dylan”: lasciandosi guidare dal suo collaboratore si avvicina alla musica di Bob Dylan, e i temi che predilige sono l'amicizia, la lealtà e la condivisione ai quali questo spettacolo si dedica. La poetica da cui provengono questi lavori si concentra su un percorso che mette al primo posto il corpo e inizia ad esplorare il vuoto circostante, il superamento della forza di gravità, la caduta, chiedendosi cosa succede nella testa delle persone mentre precipitano a terra, ma anche la metamorfosi costante dell'essere, la disintegrazione e il corpo in relazione alla parola e a un linguaggio ora cordiale ora violento. Questa compagnia crede che “la danza come metodo non è più sufficiente, non è l'unico ingrediente di una creazione. Per raggiungere ciò che deve essere detto bisogna permettere un'equazione tra tutti gli aspetti fisici e corporei”. Lisbeth Gruwez è una danzatrice e coreografa belga, ha iniziato a lavorare nella compagnia Ultima Vez di Wim Vandekeybus e dal 1999 ha collaborato con Jan Fabre per una decina d'anni. Diventa la musa ispiratrice di questo coreografo e regista teatrale che crea per lei “As Long As the World Needs a Warrior's Soul”, “Je suis sang” e nel 2004 “Quando l'uomo principale è una donna”. Inoltre, ha lavorato per altri coreografi fiamminghi e nel 2008 ha avuto un ruolo di primo piano nel film “Lost Persons Area” di Caroline Strubbe, presentato al Festival di Cannes, con cui ha ricevuto una nomination come migliore attrice al Flemish Movie Awards. Anche Maarten Van Cauwenberghe ha collaborato con Jan Fabre componendo le musiche di diversi spettacoli. In alcuni lavori, come “Birth of prey” e “HeroNeroZero”, scende in campo anche come performer. Ha creato una nuova band che si chiama Deondermonde mischiando la musica psichedelica, il punk e l'elettronica, è attivo come dj sotto lo pseudonimo Voetvolk Soundsystem. Ci ritroviamo davanti al connubio di due artisti che uniscono musica e danza per dare voce al corpo, vero protagonista dei loro lavori. Si tratta di una ricerca continua che trova spunti dalle piccole cose quotidiane, dando la dimostrazione che l'arte non si limita a raccontare ma a esplorare tutto ciò che ci circonda. L'arte non è unica ce ne sono diverse: l'arte della disintegrazione, l’arte della risata, l’arte di pensare a uno spettacolo, l’arte di tanti corpi che ne diventano uno.
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