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De Biasi: «Abbiamo rischiato di morire»

De Biasi: «Abbiamo rischiato di morire»

Il racconto dell’ex tecnico del Modena ora “c.t.” dell’Albania in panchina durante la partita sospesa con la Serbia per l'arrivo del drone e i tafferugli che ne sono seguiti

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Due tecnici stranieri sulle panchine della partita dell'odio, Serbia-Albania, sospesa al 41' per rischio di tragedia. E su quella dell'Albania c'è Gianni De Biasi, il tecnico che riportò il Modena in A nel 2002, che lo salvò l'anno dopo, per poi lasciare la Ghirlandina per altre esperienze italiane e finire a Tirana. De Biasi (mister anche del Carpi) ha scolpito nella mente tutti i momenti della drammatica trasferta in Serbia. La vigilia, la gara, il dopo e ammette: «Potevamo rischiare di morire». Vigilia ad alta tensione «La scintilla si è accesa a partita in corso quando il drone ha sorvolato lo stadio con la bandiera della Grande Albania che comprende anche il Kosovo. Ma la tensione era già alle stelle. Da quando siamo arrivati a Belgrado, cinque blindati hanno scortato costantemente il nostro pullman. Le strade erano state vietate al traffico e ogni cento 100 metri c'era un pattugliamento. Poi è arrivata la partita, in uno stadio inadeguato e con 27 mila spettatori in grado di entrare in campo in qualsiasi momento non essendoci protezioni. Per fortuna c'eravamo solo noi e i dirigenti della federazione albanese: la trasferta, infatti, era stata vietata ai tifosi albanesi, altrimenti non so cosa sarebbe potuto succedere». Clima da incubo e paura «La situazione - prosegue Gianni De Biasi - è precipitata con l'arrivo del drone, ma non crediate che tutto sia scoppiato al 41' del primo tempo quando la partita è stata sospesa. Già prima piovevano pietre e altri oggetti verso la mia panchina e il campo all'indirizzo dei nostri giocatori. Il delegato Uefa ha visto tutto. Ho avuto bisogno di far scaldare alcuni dei miei e non lo hanno potuto fare perchè appena si sono alzati dalla panchina su di loro è piovuto di tutto. Si è deciso di fare giocare un match ad altissimo rischio in un impianto non all'altezza e nella condizioni peggiori. Nonostante i controlli. Quando il drone si è abbassato con la bandiera è scoppiato un parapiglia tra i giocatori. Al 41' l'arbitro ha dovuto sospendere il match e sul campo c'erano già dei tifosi serbi, tra cui quell'Ivan il Terribile che aveva avuto 5 anni di Daspo dopo i fatti di Genova. Diversi miei giocatori sono stati picchiati. Poi siamo riusciti a rientrare anche per l'aiuto di alcuni calciatori della Serbia. Allucinante, abbiamo veramente rischiato il peggio: si poteva anche morire. Tra Serbia e Albania l'odio ha ancora il sopravvento, le ferite della guerra sono troppo fresche e basta una piccola scintilla per far scoppiare un incendio di proporzioni enormi». Ma la notte allucinante di De Biasi continua negli spogliatoi. Le perquisizioni «L'arbitro ha fischiato la fine anticipata della partita ed erano le 21,30. Siamo riusciti a lasciare lo stadio di Belgrado solo all'una di notte. Perchè il nostro spogliatoio è stato perquisito, i giocatori pure così come gli altri componenti della delegazione albanese. La polizia serba sospettava che il dispositivo che aveva azionato il drone fosse tra di noi e non ha smesso di cercare fino a quando non ha capito che non era così. Solo a quel punto abbiamo potuto lasciare lo stadio. Una serata che non dimenticherò e che, per fortuna, posso raccontare».

Paolo Vecchi

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