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l'intervista

«I clown picchiatori? Dietro la leggenda tanta insicurezza»

di Andrea Marini
«I clown picchiatori? Dietro la leggenda tanta insicurezza»

«Un caso che ricorda la seduttrice che contagiava con l ’Aids Il pagliaccio rappresenta la personalizzazione delle paure»

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Una leggenda metropolitana, ovvero un episodio del tutto destituito di fondamento che a forza di raccontarlo, di persona in persona, si arricchisce di particolari e si finisce con il credere che sia veramente accaduto. Una “patente di credibilità” che viene vidimata dal tam tam dei social network.

In estrema sintesi è quanto sta accadendo a Modena e provincia (siamo arrivati anche nel reggiano) con la “leggenda” appunto dei cosiddetti “clown picchiatori”, vale a dire persone mascherate da pagliacci e armati di mazze pronte a fare agguati nei parcheggi, specie nelle vicinanza delle scuole, per bastonare le persone.

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A furia di raccontarla e rilanciarla via facebook o whatsapp i ragazzini delle scuole medie, fino ad arrivare alle superiori hanno finito se non per crederci, ma iniziare a temere che, sotto sotto, qualcosa di vero ci sia. Al punto che ci sono ragazzi che hanno chiesto di essere scortati da mamma o amici per andare o uscire da scuola. Le forze dell’ordine tengono ovviamente i sensori attivi, ma sono i primi a dire che si tratta di psicosi, vera e propria bufala di cui non tener conto..

Come può essere che migliaia di persone possano credere a una cosa del genere?

«Si potrebbe parlare di un caso “scuola” di leggenda metropolitana - spiega il dottor Fabrizio Starace direttore del dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl - Una storia assolutamente non vera che con il passa parola viene amplificata e a dismisura. Una cosa che è sempre accaduta, ma che, oggi come oggi, con la diffusione del web e il fatto di essere tutti continuamente connessi passa velocemente di apparecchio in apparecchio. Una cosa analoga accadde alcuni anni or sono quando l’Aids inziaiva a diffondersi e ci fu chi iniziò a raccontare la leggenda di una o più donne che seducevano gli uomini e dopo una notte d’amore fuggivano dalla stanza lasciando scritto sullo specchio del malcapitatocon il rossetto “Benvenuto nel mondo dell’Aids...”».

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Cosa c’è all’origine di tutto questo?

«Sociologi e antropologi tentano di spiegare questi fenomeno con il fatto che rappresentano delle paure inconsce collettive che, più o meno albergano in ognuno di noi, e che attraverso le “leggende” si “materializzano” .

Con l’Aids è comprensibile, e speriamo non si arrivi a psicosi per l’Ebola, ma quale paura inconscia può rappresentare un pagliaccio?

«Il clown con la mazza e il martello sono rappresentazioni tipiche del periodo di Halloween e noi ci stiamo avvicinando a quel periodo. La figura del pagliaccio è ormai diventata un classico dei film dell’orrore che soprattutto i giovani e gli adolescenti sono soliti vedere, soli o in compagnia. Il timore del pagliaccio può essere una sorta di materializzazione delle proprie insicurezze , delle paure e dei timori».

Che consiglio darebbe ai genitori o agli insegnanti che si trovano a dover affrontare il tema di queste paure con i loro ragazzi?

«Io suggerirei meno film dell’orrore che sollecitano queste fantasie. E cercherei di far comprendere che è evidente che allo stato non ci sia alcun fatto concreto, se non le dicerie, legato ad aggressioni di questo tipo. Ma io mi preoccuperei di un altro aspetto».

E cioè?

«Agli insegnanti consiglierei di approffittarne per chiedere agli alunni: “se doveste riflettere su una cosa dalla quale stare in guardia cosa vi spaventerebbe?” Credo emergerebbero stereotipi sicuramente interessanti; in grado di aprire uno squarci su ansie e preoccupazioni dei giovani. E magari permettere di aiutarli a superarle»

Le insicurezze di cui sopra?

«Appunto. Insicurezze legate anche ai tempi in cui viviamo. Ad esempio gli adulti vivono in modo angoscioso le preoccupazioni legate alla crisi, i ragazzi evidentemente a loro volta cercano rassicurazioni al loro senso di insicurezza che va superato».

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