Palpeggia 2 colleghe: a processo
Il capo delle vittime 40enni è imputato per violenze sessuali nelle sedi di lavoro a Formigine e Sassuolo
FORMIGINE. Si divertiva a provocare due dipendenti, una in una sede di Formigine e l’altra in quella di Sassuolo. Ogni giorno faceva proposte erotiche. Con il passare del tempo, trovandosi da solo con una delle due, ha poi iniziato a passare ai fatti: la mano nel sedere, i palpeggiamenti ai seni. Finché le due, dopo più di un anno di “attenzioni” del loro capo, parlandone assieme hanno rotto il silenzio e sono andate dai carabinieri.
Ieri si è svolta la prima udienza davanti al Collegio del Tribunale che vede come imputato il capo, un 58enne difeso dall’avvocato Andrea Giberti, accusato di molestie sessuali. I giudici hanno accolto come parti civili le dipendenti, due 40enni della zona tra Formigine e Sassuolo, difese entrambe dall’avvocato Valeria De Biase. Accusa, il pm Enrico Stefani. L’udienza è stata rinviata al 10 dicembre: parleranno i testi della difesa.
Purtroppo quelle al centro del caso sono tipiche molestie sessuali sul luogo di lavoro che quasi sempre restano nell’ombra. Anche le due accusatrici erano rimaste zitte a lungo: una dal 2007 al 2009, l’altra dal 2008 al 2009. Hanno detto di aver avuto paura di ritorsioni, di perdere il lavoro o di perdere soldi, ore di lavorio contabilizzate. Per questo erano rimaste zitte. Ma con il tempo la loro angoscia è cresciuta al punto che, trovandosi un giorno a parlare in confidenza, si sono aperte scoprendo di avere in due sedi diverse lo stesso capo e lo stesso problema. A quel punto si sono fatte forza e hanno denunciato ai carabinieri il comportamento di violenza sessuale usato dal superiore (che oltretutto non è titolare o amministratore della loro ditta). Hanno raccontato ai militari che tutto era iniziato con frasi spinte o oscene, inviti a fare sesso sempre più espliciti. Poi, nei momenti in cui si trovavano da soli, lui allungava le mani sulla collega sottoposta come se niente fosse. Anzi, come se disponesse a suo piacere del suo corpo. Una situazione umiliante che durava solo per paura di perdere il posto.
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