«Sempre più droni in cielo ma tanti violano la legge»
Alfredo Roma fa parte di un gruppo di lavoro europeo: «Per volare serve un permesso. Sicurezza, privacy e responsabilità civile gli aspetti più delicati»
Il calcio ancora una volta ha amplificato un fenomeno. Questa volta quello dei droni, che in Serbia -Albania dell’altra sera è stato un semplice mezzo per scatenare odio e tensioni. Nessuno se l’è presa coi droni, ma la bandiera che ha rotto “la pace” in mezzo al campo è stata trasportata da uno di questi oggetti in modo del tutto indisturbato. Si può dire che abbia violato i cieli, a tutti gli effetti.
Già, perché se i droni sono sempre più diffusi tanto da aver indotto anche diverse multinazionali a mettere in cantiere investimenti milionari, sono ancora troppo pochi coloro che li utilizzano rispettando la legge. E qualsiasi cosa che si alza da terra deve sottostare a regole ben precise.
Lo sa bene Alfredo Roma - modenese doc, ex presidente dell'aviazione civile italiana (Enac) e dell'aviazione civile europea (Ecac) - che negli ultimi cinque anni ha lavorato su questo tema per la Commissione Europea e ed è considerato uno dei maggiori esperti italiani del settore. Tra lo studio e una videoconferenza con Bruxelles accetta di fare il punto sul quadro legislativo in continua evoluzione.
A partire ovviamente dall’attualità.
Ha visto cosa è successo a Belgrado?
«Diciamo che per fortuna, da un certo punto di vista, trasportava solamente una bandiera. Una bandiera che poi ha scatenato quello che abbiamo visto. Ma è la dimostrazione che sui droni serve una regolamentazione vera perché questi oggetti possono ormai trasportare qualunque cosa».
Cosa dice la legge?
«Secondo la normativa comunitaria i droni con peso superiore a 150 chili sono di competenza dell'agenzia comunitaria per la sicurezza aerea (Easa), quelli con peso inferiore a 150 chili sono regolati dalle autorità di aviazione civile dei singoli Stati membri. Per l'Italia dall'Enac che lo scorso dicembre ha emesso un regolamento apposito che definisce i limiti operativi, la responsabilità dell'operatore e del pilota fissando gli obblighi assicurativi».
Possiamo quindi definirci al passo coi tempi?
«Abbiamo un regolamento che definisco doveroso, ma non tutti i Paesi lo hanno fatto. Il difficile, adesso che questi oggetti diventano di moda e più alla portata delle persone, è farlo rispettare. Molte persone, però, si stanno rivolgendo all’Enac per poter operare in sicurezza. E ci sono Paesi che attraverso i droni hanno compiuto passi importanti - anche in occasione del terremoto e dell’alluvione sono stati impiegati nelle nostre zone - L'impiego civile di queste macchine può essere essenziale per la sicurezza dei cittadini. Un drone può essere usato per la sorveglianza delle coste e dei confini, per prevenire l'immigrazione illegale o attività criminose. La polizia inglese li usa per il controllo del traffico. La polizia olandese cerca le coltivazioni abusive di cannabis sativa con piccoli elicotteri dotati di uno “sniffatore”».
Qual è il primo problema di chi lavora con un drone?
«Ce ne sono vari. La sicurezza certamente viene prima di tutti, poi la responsabilità civile e la privacy».
Si sono già verificati incidenti importanti?
«Ce ne sono stati. Molte autorità di valutazione non hanno ancora fatto nulla e noi abbiamo fatto pressione perchè tutti rispettino la legge. Ci sono droni sopra i 150 chili che hanno stazioni di partenza grandi quanto la cabina di pilotaggio di un aereo e ci sono apparecchi che si governano con un telecomando che chiunque può manovrare da terra dopo aver assemblato i pezzi e speso poche migliaia di euro. Non è un problema di chili, è un problema di altezza: dal momento che un apparecchio si alza, anche sopra la vostra abitazione, deve avere l’autorizzazione perché si possono fare danni».
Qui entra in campo anche la responsabilità civile?
«La responsabilità penale è del pilota, quella civile dell’operatore che normalmente è anche il proprietario di questi arnesi».
Un consiglio da dare a chi vuole comprarsi un drone, magari per lavoro in ambito fotografico, architettonico, culturale.
«Una sola raccomandazione: suggerisco agli operatori modenesi di droni di seguire le norme di questo regolamento al fine di evitare future sanzioni».
Ma c’è chi controlla?
«Le autorità sanno come comportarsi. Chiunque può denunciare una persona che fa volare sopra casa un oggetto come questi che, ad esempio, è in grado di trasportare una videocamera o una macchina fotografica. Come minimo per violazione della privacy, poi si dovrà verificare se questa persona è in regola con i permessi rilasciati dall’Enac. Negli Stati Uniti, dove il fenomeno è già più diffuso rispetto al nostro Paese, un operatore è stato appena multato e si è visto confiscare il drone perché lo utilizzava nei parchi pubblici».
@dvdberti
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