«In quel film voci e storie di chi ha fatto il distretto»
Recuperato dalle Teche Rai e proiettato davanti a 600 studenti delle superiori Confindustria Ceramica: «In questi tempi di crisi dà speranza per il futuro»
L'imprenditore ex contadino che racconta, «le banche mi hanno guardato e hanno detto questo qui sembra un po' matto ma mi pare onesto, aiutiamolo»; il contadino che lamenta che i suoi otto figli lavorano tutti in ceramica e non c'è più nessuno a dare una mano con la vendemmia e con il bestiame (ma poi prendono le ferie per tornare ad aiutare); la prima immigrazione, campani, pugliesi, calabresi che ricordano «ho visto un camion che portava queste cose, piastrelle, ho chiesto da dove venivano e mi sono avventurato». È una incredibile finestra su un mondo da cui Sassuolo è nata e che non c'è più, quello del boom del distretto ceramico, anno 1965, il filmato recuperato dalle teche Rai, proiettato finora solo una volta e di nuovo ieri mattina a beneficio di seicento studenti delle scuole superiori di Sassuolo, Modena e Finale. Come hanno spiegato il presidente di Confidustria ceramica Vittorio Borelli e il vicesindaco Maria Savigni intervistati da Leo Turrini al termine della proiezione, non si tratta di rimpiangere il passato ma di capire da dove veniamo per pensare al futuro. «Quando lo abbiamo visto per la prima volta a Confindustria Ceramica – ricorda Borelli – siamo usciti tutti con la voglia di spaccare il mondo, con grande fiducia nel futuro». Perchè vedere i nonni e i bisnonni che da contadini, commercianti, fornai (e in alcuni casi pure casalinghe) sono diventati “ceramisti”, che facevano gli operai e dopo quattro mesi avevano loro un'impresa, è qualcosa che offre fiducia. Nel momento in cui questo filmato veniva girato il comprensorio aveva 156 stabilimenti, 19 in fase di apertura, 15mila addetti, 90 miliardi di lire di fatturato e aveva centuplicato la produzione del 1950. Il concorrente principale era il Giappone. Dopo il video, è stata la volta delle domande degli studenti. Hanno chiesto a Borelli e Savigni (e a Franco Stefani della System, intervenuto dalla platea), di impatto ambientale («c'è stato, è evidente, ma oggi la ceramica italiana è punto di riferimento nel mondo per i sistemi di depurazione», ha risposto Borelli); di innovazione e specializzazione («ci vuole per lavorare in ceramica, ma quel che più conta è la passione e la voglia di rimettersi in discussione»); di made in Italy («è ancora un marchio che ci viene riconosciuto, un primato qualitativo che resiste in tutto il mondo»); fino alla domanda chiave: «Quali prospettive ha un perito-chimico o altro tipo di studente per il futuro in questa industria?». «Se il sistema paese rimetterà al centro l'impresa ci sarà lavoro per tutti - ha detto Borelli - Dietro alla produzione industriale automatizzata c'è sempre la ricerca, la creazione anche manuale, tante figure continuano a essere necessarie». «Tutti hanno in mano il futuro – ha aggiunto Maria Savigni - e ognuno deve fare la sua parte, compresa l'istituzione».
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