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La caserma trasloca nello stabile confiscato

La caserma trasloca nello stabile confiscato

Nonantola. I carabinieri non lasceranno il paese e parte l’iter per trasferirli in via Falcone Borsellino

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NONANTOLA. È stato un consiglio comunale inedito e con importanti novità per il futuro della caserma dei carabinieri, che non chiuderà, ma medita il trasferimento. All’assemblea aperta, su proposta di Giorgio Ferri (Amo Nonantola), oltre agli interventi dei cittadini che hanno raccontato le proprie esperienze e le insicurezze legate alla criminalità che spadroneggia in paese, hanno partecipato anche il prefetto di Modena, Michele Di Bari e il comandante provinciale dei carabinieri Stefano Savo.

«Non c’è alcuna emergenza e la caserma dei carabinieri non chiuderà - ha subito rassicurato il prefetto, incassando i primi applausi - Dati alla mano, non c’è emergenza criminalità a Nonantola. Anzi, c’è un decremento del 17% rispetto lo scorso anno. Sono invece in aumento i furti, impennata che coinvolge tutta la provincia. Sul presidio dell’Arma non grava alcun provvedimento di traslazione. Nessuno ne ha previsto lo spostamento».

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«Offro il mio appoggio ad ogni iniziativa - ha detto il colonnello Savo - Noi vogliamo essere sempre presenti sul territorio e rassicurarvi, daremo il nostro sostegno a tutte le proposte. Cercheremo ora di instaurare un percorso che conduca tutti alla soluzione della vicenda».

Quale sarà la soluzione? Lo stabile confiscato alla criminalità organizzata di via Falcone e Borsellino, all’angolo con via Di Mezzo. E l’iter è già partito.

«La nostra - ha aggiunto il sindaco Nannetti - è una delle poche caserme ad aver ricevuto lo sfratto dal proprietario. Abbiamo fatto presente tutto questo ai ministeri con richiesta di non operare più tagli lineari».

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Una voce critica sul trasloco arriva dall’ex sindaco Borsari: «Già nel 2009 dicemmo no a un nuovo investimento. Non mi sembra una scelta molto razionale quella di perdere il vantaggio oggettivo di un semplice intervento di adeguamento dello stabile. La legge chiede di adeguarsi alle norme di sicurezza e noi iniziammo un percorso che andava proprio in quella direzione. Accantonare il lavoro fatto in questi anni con il privato, è una strada che non ci convince».

Patrizia Cantusci

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