La svolta di Ilaria Pulini: mollo tutto, vado a Londra
A sei anni dalla pensione, lascia la direzione del Museo archeologico e parte «È nel nostro Dna: mio nonno andò in India, mia sorella Marta negli Usa»
La prima vita di Ilaria Pulini, da anni direttore del museo civico archeologico, si concluderà venerdì nel giorno del suo 61esimo compleanno. Poi la dirigente, dopo 34 anni di attività in Comune, si trasferirà a Londra dove lavorerà come freelance in campo storico ed etnografico. Questa sorta di fuga di un cervello dall'Italia sembra più la storia di una neolaureata che di una persona che nella propria vita modenese ha studiato, realizzato mostre e allestito l'antico museo ottocentesco posto nel piano sottostante la Galleria Estense. «Sì, questo percorso è più facile per una persona giovane - spiega la Pulini sorridendo - e immagino come sarebbe accolta un Italia una sessantenne che decidesse di mettersi alle spalle la propria vita per fare altro. Immagino i pregiudizi, ma partire e andare, del resto, è nel dna della nostra famiglia. Mio padre era dirigente di banca e la mia famiglia arrivò a Modena nel 1953, l'anno in cui nacqui, poi mia sorella Marta ha scelto anche lei in passato di cambiare vita». Marta Pulini, chef di professione che nel 2012 ha cucinato per l'Italia alle Olimpiadi di Londra dopo avere aperto ristoranti in giro per l'America e a Parigi, è un nome noto anche per la sua società di catering “Bibendum” e per la gestione attuale della “Franceschetta” con Massimo Bottura. «In casa - continua Ilaria Pulini - ho sempre respirato questo clima da partenza improvvisa: mio nonno Corrado Pulini, commerciante, del resto sposò una irlandese in India. Mia nonna Doroty stava a Calcutta ed era bellissima, come del resto mio nonno che in precedenza si era fidanzato con la mamma della nota attrice Vivien Leight».
Ma cosa farà Ilaria Pulini a Londra?
«Ho sempre amato - dice - questa città e l'ho sempre frequentata, nell'ultimo anno partecipando a un master in cultura materiale e visuale. Studiamo anche gli oggetti in senso antropologico, un aspetto che mi è sempre interessato perché si va oltre lo studio dell'antropologia che si occupa delle strutture sociali e poco dei materiali fisici. Essere stata scelta per frequentare questo master organizzato dalla University College London (Ucl), la più importante dopo Cambridge e Oxford, mi inorgoglisce. Il corso del dipartimento di antropologia è appena finito e agli inizi pensavo che mi bastasse staccare per questo anno intero per poi riprendere la mia vita a Modena, invece non è stato così. I miei figli, che studiano alla Bocconi e al Politecnico di Milano, ormai sono grandi e quindi ho deciso di trasferirmi in via definitiva».
Cosa farà ora a Londra?
«Spero di riuscire a ottenere da questa università un dottorato e magari una borsa di studio, in ogni caso mi occuperò di antropologia come ho già fatto durante il master. Spero di poter collaborare anche con altri musei, del resto a Londra non c'è pregiudizio e posso sfruttare quanto ho fatto. Continuo anche a partecipare a progetti sotto la Ghirlandina».
Impossibile rimanere?
«La zavorra burocratica è sempre più impellente, pensavo di farcela con lo stacco di un anno e invece mi sono dimessa dal Comune. Avevo ancora sei anni prima della pensione perché iniziai a collaborare occupandomi nel 1981 della collezione etnografica del museo civico, ma entrai per concorso solo nel 1986. Londra oggi è una città al centro del mondo, anche se rivendico il lavoro portato avanti a Modena con colleghe che vorrei ringraziare: tra le ultime attività la non semplice realizzazione del Novi Ark». Di recente un altro studioso attivo a Modena, Davide Gasparotto dell'Estense, se n'è andato a Los Angeles essendo stato nominato capo curatore del Getty Museum: in queste partenze di potrebbe anche leggere la difficoltà dell'Italia e in questo caso di Modena a “svoltare” anche in campo culturale. Promemoria per chi resta: c'è tanto da fare per cambiare la situazione. In ogni caso, Ilaria Pulini, in bocca al lupo. «Grazie».
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