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IN TRIBUNALE

Lettere hard: morta la vigilessa imputata

Lettere hard: morta la vigilessa imputata

I suoi avvocati tenteranno di riabilitarne l’onore, ma il caso è a un passo dalla chiusura

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Lettera anonime anche con rime contenenti accuse oscene contro giovani colleghe. Abbonamenti non richiesti a decine di riviste. Telefonate mute nella notte. Tutto materiale che era stato spedito ad alcuni agenti della polizia municipale e che, al termine dell’indagine, aveva portato al rinvio a giudizio di una vigilessa del comando di via Galilei imputata per ingiuria e falso. Ma l’imputata è deceduta nei giorni scorsi e ora i suoi legali, gli avvocati Luca Brezigar e Domenico Ippolito, vogliono tentare di riabilitare il suo nome dimostrando la sua innocenza prima che il giudice chiuda il caso per decesso dell’imputato. Brezigar e Ippolito dicono infatti di essere convinti della sua estraneità a quelle lettere e “rime” anonime che partivano dall’interno del comando dei vigili. Per questo motivo cercheranno di far valere l’unica perizia calligrafica completa finora esistente, quella del consulente della difesa. Secondo loro indica chiaramente che le mani sono diverse. Ma non sarà facile. La vigilessa era indagata dalla Procura come autrice di una serie di lettere indirizzate ai genitori di giovani colleghe nelle quali le giovani agenti appena assunte erano descritte in termini sessualmente espliciti in attività erotiche. Le lettere usavano un linguaggio crudo, a volte l’anonimo le “abbelliva” sarcasticamente con dei versi. Lo stesso anonimo era ritenuto l’autore di telefonate mute nel cuore della notte così come di abbonamenti “farlocchi” a riviste femminili che le vittime dovevano accollarsi e disdire. Le indagini erano arrivate a identificare un’utenza telefonica dalla quale partivano le chiamate notturne e poi la vigilessa venne indicata come l’autrice di tutti gli altri testi scritti a mano. A fronte delle accuse, non è mai stato preso alcun provvedimento disciplinare nei suoi confronti.

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