«Manca il magistrato fisso? Diritti negati ai detenuti»
Tutti d’accordo sulle gravi conseguenze dovute all’Ufficio di sorveglianza vuoto I volontari: permessi e richieste bloccati, un’ingiustizia. I carcerati non capiscono
È forte il disagio tra i detenuti e gli internati della provincia, per la mancanza del magistrato di sorveglianza di Modena, il cui ruolo è temporaneamente affidato, in supplenza, ad altri magistrati: i giudici Maria Giovanna Salsi (giudice monocratico e collegiale) e Manuela Mirandola di Reggio (giudice di sorveglianza finora a Reggio ma assegnato a Ferrara) che devono occuparso nientmento che di tre province in una volta, ovvero Modena, Reggio e Parma. La mancanza del magistrato infatti, può determinare (e sta già capitando) il blocco dell'attività ordinaria di esame delle istanze presentate dai detenuti e dagli internati, con conseguente interruzione dei percorsi trattamentali esterni.
Nel corso dell'estate, l'Ufficio del Garante regionale aveva già segnalato la questione al ministero di Giustizia, al Consiglio superiore della Magistratura e ai parlamentari eletti in Emilia-Romagna e la Garante regionale dei detenuti, Desi Bruno, si dichiara a riguardo moderatamente ottimista per i segnali che stanno arrivando dal ministero anche se, come non mancano di sottolineare i volontari delle associazioni modenesi che operano quotidianamente in carcere, la situazione non è affatto facile. «E' davvero inaccettabile che per una pura questione burocratica la vita di queste persone si fermi in ogni senso, stiamo parlando di numeri importanti dato che nella nostra provincia ci sono 380 detenuti, di cui 98 internati e 29 donne, all'interno della Casa Circondariale Sant'Anna di Modena e della Casa di Reclusione di Castelfranco. Ci tengo a sottolineare questo, pertanto: stiamo parlando di persone, che come tali hanno diritti che in questo modo vengono ignorati e alle quali viene negata l'opportunità di attivare percorsi per il reinserimento sociale», commenta la responsabile di Csi Modena Volontariato, Emanuela Carta. Una tensione in più che in luoghi come questi non ci voleva: «I detenuti sono molto amareggiati, non capiscono la situazione e “se la prendono” con le prime persone che hanno davanti ovvero educatori e volontari, perché trovano bloccati i loro diritti che passano per i permessi all'esterno, gli sconti di pena in base al comportamento interno e i programmi di trattamento e reinserimento - affermano Paola Cigarini del Gruppo “Carcere e Città” e Giulio Marini di “Porta Aperta Carcere” - non è nemmeno giusto che la gestione dei detenuti di altre zone della regione, possa essere compromessa dal fatto che ci sono magistrati che corrono per tutta l'Emilia-Romagna per sopperire alla mancanza di un magistrato di sorveglianza a Modena». L'assessore Giuliana Urbelli afferma che «l'assenza del magistrato tiene bloccate anche le richieste essenziali per i permessi legati al recupero dei detenuti. L'amministrazione - conclude l'assessore - in un recente incontro con la direzione del carcere modenese ha peraltro condiviso l'esigenza di incrementare le opportunità di occupazione, anche volontaria, dei detenuti in ottica “restitutiva” verso la collettività e di reinserimento sociale”.
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