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IL CASO

Il Consiglio di Stato: «Palazzine abusive a Vignola» Ma ci vivono famiglie

di Serena Arbizzi
Il Consiglio di Stato: «Palazzine abusive a Vignola» Ma ci vivono famiglie

 Accolto il ricorso dei confinanti: non sono regolari Il sindaco: demolizione difficile, si valuta di multare la ditta

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VIGNOLA. Il Consiglio di Stato ha annullato la concessione edilizia per la costruzione di due palazzine costruite decenni fa in via per Spilamberto. Con questa sentenza il Consiglio di Stato ha stravolto la decisione presa in precedenza dal Tar di Bologna, “stabilendo che le concessioni per la costruzione sono state rilasciate in violazione delle norme sui limiti di altezza”, spiega l’avvocato Giovan Ludovico Della Fontana, che assiste Lina Bettuzzi, proprietaria di un’abitazione che sorge nelle immediate vicinanze delle due palazzine “gemelle”.

Ora, potenzialmente, le palazzine dovrebbero essere abbattute perché il Consiglio di Stato, si legge nella sentenza, “accoglie l’appello proposto e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado e per l’ulteriore effetto, annulla le concessioni impugnate”.

Ma chi ha fatto ricorso contro queste costruzioni lamenta un atteggiamento d’indecisione del Comune, di “melina” tra l’applicazione della sentenza e una possibile sanzione di centinaia di migliaia di euro che potrebbe evitare la demolizione. E si teme, dunque, che la sentenza che decreta l’abbattimento dei due immobili non venga rispettata e i proprietari confinanti debbano continuare ad avere di fianco le palazzine illegitime.

«Il fabbricato dove risiedo che corrisponde al numero civico 1255 - spiega Lina Bettuzzi – viene oscurato da queste costruzioni ingombranti che hanno fatto precipitare sia il valore catastale sia il valore immobiliare della nostra abitazione. Quei palazzi sono una bruttura del paesaggio evidente anche a prima vista, a chiunque si trovi a passare attraverso via per Spilamberto. La storia della realizzazione delle due palazzine gemelle risale alla fine degli anni Novanta, quando abbiamo venduto il terreno sul quale sono state realizzate, che precedentemente era di proprietà della nostra famiglia. In totale queste palazzine ospitano sedici appartamenti, disposti su tre piani più una soffitta. Abbiamo fatto ricorso alle vie legali anche perché, oltre al danno economico, la nostra abitazione si trova letteralmente adombrata da quegli immobili imponenti. E temiamo che, nonostante la sentenza vittoriosa al Consiglio di Stato, tutto rimanga fermo e si risolva con la sanzione ai costruttori. In questo caso il danno per noi rimarrebbe, vorrebbe dire che gli immobili non sarebbero toccati».

In merito in sindaco Mauro Smeraldi precisa: «A mio avviso la snetenza riguarda una sola delle due palazzine, e neppure tutta, riferendosi solo all’ultimo pia no. Stiamo valutando con i tecnici se applicare una sanzione pecuniaria, non mi sembra così praticabile demolire la parte dell’immobile interessata dall’abuso»

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