Cacciavite nel collo: è in Rianimazione
Il 16enne in prognosi riservata. Arrestato il coetaneo. Il Comune ha la tutela dei ragazzi: «Struttura in regola e controllata»
MODENA. Sedici anni, approdato in Italia dalla Tunisia senza famiglia, senza referenti se non la strada o qualche “amico” più grande in qualche città. La sua è la storia di tanti altri: minori, soli, abbandonati o spesso “inviati” sul nostro territorio. Mentre alcuni sono vaganti e vengono sorpresi durante i controlli di polizia e quindi segnalati e inviati in strutture, altri, come spiegano le forze dell’ordine, arrivano già con quest’ultimo obiettivo. Vanno spontaneamente da qualche autorità, in qualche caserma o questura e si presentano per quello che sono, ovvero minori abbandonati. Al 16enne tunisino si sono aperte le porte di una comunità che funge da “collegio” dove i ragazzi, mentre attendono di arrivare ai diciotto anni, studiano, cercano di socializzare, iniziano passo per passo ad intraprendere il percorso dell’integrazione. Ora questo giovane è in gravissime condizioni all’ospedale di Baggiovara: è ricoverato in prognosi riservata in Rianimazione, terapia intensiva. Nel corso di una lite con altri due coetanei è stato centrato in pieno da un colpo che da subito poteva rivelarsi letale. Il suo avversario l’ha trafitto nel collo con un cacciavite. La lite finita nel sangue è avvenuta giovedì sera in via Borri, dove, pressoché di fronte alla sede dell’Avis, si trova una struttura di proprietà della Caritas che viene gestita dalla cooperativa “La piccola città”. Lo screzio sarebbe nato durante una partitella a calcio nel campetto nel retro della struttura. Qui due tunisini, di 16 e 17 anni, avrebbero iniziato a litigare con un albanese pari età. Il litigio si è fatto più acceso tanto che i due tunisini hanno affrontato successivamente l’avversario con una catena e una cinghia.
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L’altro allora ha sferrato con un cacciavite un colpo all’altezza del collo, ferendo il 16enne. Non appena è stato dato l’allarme, la Municipale ha bloccato il minore albanese, è stato informato dell’accaduto il magistrato per i minori di Bologna e, la mattina dopo, l’aggressore è stato condotto nel carcere per minori di Bologna. Sull’episodio interviene il Comune che dine una nota “sta collaborando con la Procura e il Tribunale dei minori per la ricostruzione della vicenda e gli interventi di competenza sui minori coinvolti. Il Comune è vicino alla comunità con cui i servizi sociali collaborano da anni. Sono sei le comunità educative analoghe per complessivi 56 posti, in cui possono essere ospitati, come prevede la legge, i minori stranieri giunti sul territorio italiano non accompagnati, e quindi in stato di abbandono, dei quali il Comune è tenuto ad assumere la tutela. Si tratta di adolescenti; per ognuno di loro la struttura di accoglienza elabora un progetto educativo condiviso con i servizi sociali e periodicamente sono verificati gli obiettivi fissati. Inoltre, su mandato della Procura minorile vengono svolti sopralluoghi nelle strutture. In particolare, nella comunità in questione, la scorsa settimana era stata eseguita una visita di vigilanza che ne ha confermato la regolarità dal punto di vista strutturale, organizzativo e del personale”.(s.to)
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