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«Salute mentale: debole il settore pubblico»

di Gabriele Farina
«Salute mentale: debole il settore pubblico»

“Màt”: il convegno alla Fondazione Biagi su crisi e povertà. Boom degli antidepressivi a Modena

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Centralità politica per la salute mentale e sanzioni per le amministrazioni inadempienti. Sono due punti emersi durante la “prima” della quarta edizione del Màt, la settimana della salute mentale. «L’Italia dà al tema una priorità medio-bassa - ha spiegato Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Ausl di Modena - nonostante tali malattie abbiano il 40% di morbilità, contro il 2% del diabete. I disturbi mentali e l’uso di sostanze sono aumentati del 37% negli ultimi vent’anni».

«Oggi detta la linea l’industria farmaceutica - ha aggiunto Bruno Manfellotto, ex direttore de L’Espresso - puntando soprattutto sulle malattie croniche. Lo Stato dovrebbe essere più forte». Le cifre ricordate da Starace sono eloquenti: su cento euro spesi per la spesa sanitaria, tre vanno alla ricerca sulla salute mentale (cinque in Emilia). Fanno meglio non solo l’Inghilterra, ma anche Lituania, Slovacchia, Cipro, Ungheria e Malta. «I sindacati dovrebbero far rispettare alle amministrazioni l’inserimento lavorativo delle categorie protette - ha aggiunto Manfellotto - i tagli li farei dove ci sono comportamenti meno virtuosi».

È invece vizioso il circolo tra crisi, salute mentale e povertà. «L’effetto è la mortalità - ha detto Francesco Amaddeo, psichiatra e docente all’ateneo di Verona - gli utenti di salute mentale muoiono due volte in più della popolazione generale. Dopo quindici anni dal primo contatto sono morti già il 40% degli utenti». Amaddeo ha ricordato come, oltre a un gap tra pazienti ricchi e poveri, la crisi produce aumento di consumo di alcol, fobie, attacchi di panico e ansia. La ricercatrice Lily Peppou ha analizzato gli esiti della crisi in Grecia: più disoccupazione, ansia e depressione. Intanto, lo Stato taglia risorse, come le Regioni temono faccia l’Italia sulla sanità. «Eppure tali spese sono un investimento», ha ricordato Maria Cecilia Guerra, ex sottosegretario alle Politiche sociali.

Tindara Addabbo ha mostrato i dati sulla nostra realtà. «La perdita di lavoro produce effetti per circa il 19% degli uomini - ha spiegato l’economista - e intorno all’11% per le donne. Si sentono scoraggiati e tristi il 40,5% dei maschi e il 32% delle femmine tra 25 e 64 anni». Il sisma incide per circa il 5%, mentre gli effetti negativi sono amplificati per i giovani disoccupati (7%). «C’è un peggioramento della salute mentale - ha ripreso Addabbo - e non fisica. Sono aumentati i primi contatti al Dsm e il consumo di antidepressivi».

Circa milleduecento persone formate in due anni. Sono le cifre delle politiche attive create dal DSM di Modena. «L’accesso non penalizza persone con psicosi - ha ricordato Starace - c’è stata una notevole riduzione dei ricoveri».

«Delle seicento del 2012 - ha aggiunto Giuliana Urbelli, assessore alle Politiche sociali - centonove sono state assunte, soprattutto dai privati. Anche le aziende pubbliche dovrebbero tornare a fare il loro mestiere». Auspicio condiviso da Franco Deriu, ricercatore che ha illustrato la legge 68/1999 sulle categorie protette. «Un diritto sospeso durante la crisi», ha rimarcato Guerra.

E per il programma di oggi open day e teatro. Dopo la messa in Duomo alle 10, alle 15 open day presso la comunità L’Angolo. Alle 16 scrittura autobiografica presso La Fonte. Alle 17 di scena Pollicino al Teatro dei Segni. Alle 19 “apericena con musica” a La Tenda, alle 20 “Un gnoc da Màt” presso la Polisportiva Cognentese. Alle 21 show “Sulle ali della follia” al Teatro dei Segni.

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