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Zocca celebra la castagna e il museo la cultura locale

di Andrea Ghiaroni
Zocca celebra la castagna e il museo la cultura locale

Oggi seconda domenica con gli stand dei produttori, mercato e spettacoli A Monte San Giacomo i racconti dei boscaioli, escursioni e attività didattiche

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ZOCCA. Non c'è solo la “Sagra della castagna” (oggi secondo appuntamento clou). A Zocca, quando si parla del prodotto simbolo dell'autunno, si pensa immediatamente anche alla trasmissione di tradizioni popolari e alla riscoperta di radici socio-culturali. Il territorio è, infatti, anche uno dei più importanti centri della “cultura della castagna” ed è sede dell'originale “Museo del Castagno” a Monte San Giacomo. Tutto ciò testimonia l'importanza di questo albero e dei suoi frutti per l'economia di questa zona appenninica. Nel corso di questi weekend autunnali il museo è continua meta di migliaia di turisti e appassionati per compiere un salto indietro nel tempo e rivivere la vita in montagna di cento anni fa. Non solo. Sono, infatti, centinaia le scolaresche (sia delle scuole primarie che secondarie) che arrivano da ogni parte della provincia e da altri luoghi in visita al museo per partecipare alle attività didattiche organizzate nel corso dei giorni della settimana. Oggi continuerà, poi, il programma “Le Domeniche del Museo” con l'iniziativa (per i ragazzi fino a 7 anni) “I racconti del boscaiolo”: a partire dalle 9,30, dal suo capanno il boscaiolo racconterà, così, storie e favole del bosco. «Il Museo del Castagno - spiega Gianluigi Olmi, presidente dell'Associazione Culturale “La Slucadora“ - nasce nel 2000 presso l'Ospitale di San Giacomo ed è costituito da tre sale. La struttura ripercorre la storia della castagna attraverso gli oggetti ad essa legati descrivendo nelle due stanze laterali gli strumenti per la cura del castagneto e per la lavorazione dei prodotti (trasformando la castagna in farina); mentre nella sala centrale, una serie di pannelli, illustrano i caratteri di quest'albero, la sua distribuzione nazionale, europea e nel mondo, le malattie, gli innesti». Tra gli strumenti raccolti al museo vi sono pezzi di rara bellezza e altissimo pregio come le due antiche e ormai famose pile o i vecchi segoni per la lavorazione dei tronchi, preziosi oggi come allora per la produzione di mobili di alta qualità e travi per le costruzioni. Il Centro documentazione raccoglie, poi, testi, cd, dvd sul tema provenienti da tutta Italia e sono consultabili in loco. «Un angolo della sala - continua Olmi - è utilizzato per ricostruire l'habitat del castagneto: “Il Fantacastagneto“, con le piante, gli animali e le tracce». L'ospitale di San Giacomo, che al pianoterra ha accolto il museo, ha origini antiche e lo si trova menzionato per la prima volta in un documento del 1186. La struttura era al tempo gestita da frati che si occupavano anche di dare alloggio ai pellegrini che attraversavano queste terre per raggiungere la città Santa, in periodo non certo privo di insidie e sacrifici per i viaggiatori. Le trasformazioni apportate all'edificio nel corso dei secoli sono state molteplici e ancora oggi un occhio esperto può notare caratteristiche tipiche dei vari periodi, come il porticato settecentesco che protegge l'ingresso del museo. La parte museale non si esaurisce, però, all'interno delle sale ma esce dall'ospitale e si inoltra lungo un pianeggiante sentiero nel cuore dei castagneti di monte San Giacomo attrezzato con cartelli informativi che illustrano, lungo le tredici tappe, le varie fasi della coltivazione del castagno ripercorrendo le attività da svolgere per la corretta manutenzione del castagneto e descrivendole varie fasi “di vita” di questo frutteto. «Di fronte al Museo del Castagno - conclude Olmi - è poi situato il Museo-Laboratorio del borlengo collocato in due sale. Una sala è dedicata alla parte espositiva. Vecchie padelle per borlenghi, oggetti legati alla cultura e tradizione contadina si alternano a numerosi cartelli esplicativi su dove, come si prepara questo gustoso piatto tradizionale.

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