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Addio a don Rocchi con la sua “Cdr” diede vita a un sogno

Addio a don Rocchi con la sua “Cdr” diede vita a un sogno

Fondò la Città dei Ragazzi nel 1947 e la diresse per decenni Ha formato e avviato generazioni al lavoro e allo sport

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Don Mario Rocchi, fondatore della Città dei Ragazzi di via Tamburini, è morto ieri pomeriggio alle 17 all’età di 101 anni. Era stato ricoverato in ospedale fino a venerdì scorso perché le sue condizioni generali si erano aggravate, ma il sacerdote, che ancora aveva momenti di lucidità, aveva espresso il desiderio di trascorrere le ultime ore nella sua abitazione presso la Città dei Ragazzi, la sua creatura al servizio dei giovani che aveva caratterizzato la sua vita. Da due giorni era stato portato a casa e proprio nel pomeriggio di ieri monsignor Antonio Lanfranchi, vescovo della diocesi modenese, aveva voluto portargli la propria benedizione. Don Mario ha riconosciuto il vescovo al momento della benedizione e si è spento poco dopo, mentre monsignor Lanfranchi stava lasciando la Città dei Ragazzi.

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Don Mario Rocchi era nato a Montefiorino il 23 agosto 1913 e aveva quindi compiuto 101 anni nell’estate scorsa. Era stato ordinato sacerdote nel 1938. Nel 1944 decise di dare vita a un oratorio a Modena, in una vasta area verde paludosa che si trovava poco fuori dal centro storico, in quella che oggi è divenuta l’area di via Tamburini. Nel 1947 iniziò la complessa ricerca di fondi per acquistare il terreno e riuscì nel non facile compito di raccogliere aiuti da più parti: dal Modenese, dalle raccolte inglesi in tutto il Commonwealth britannico, che furono utilizzate per costruire una delle due palazzine e la palestra inaugurate nel 1953, e perfino dai nostri emigranti di Highwood, Higland Park negli Stati Uniti, informati di quanto stava nascendo a Modena da don Sante Bartolai, figlio di emigranti partiti da Sant’Anna Pelago.

Il 14 dicembre 1947 l’arcivescovo monsignor Boccoleri benedisse e posò la prima pietra di quella che sarebbe diventata una struttura destinata a svolgere un ruolo educativo basilare nella storia cittadina per decenni e ancora oggi. Ogni anno decine di giovani sono stati avviati allo studio, alla formazione professionale con i corsi qualificati e poi al lavoro, oltre che alla pratica sportiva.

 

«Il momento più bello alla Città dei Ragazzi? - aveva ricordato don Mario in occasione del suo compleanno centenario - È stato quando abbiamo trovato la terra per partire. Qui c’erano solo paduli, prati e canali, era campagna aperta. C’erano le viti e i pioppi: abbiamo dovuto segare tutto, tirare via le radici, livellare il terreno». Gli occhi di don Mario si illuminavano come quelli di un ragazzo quando raccontava le origini di un’esperienza educativa che in pochi anni è stata replicata nel resto d’Italia e che ha avuto fondi da Pio XII, dai cattolici americani di Chicago e dalla regina d’Inghilterra.

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Una parte dei fabbricati che ora ospitano un centinaio di adolescenti per i corsi di formazione professionale e il doppio per le attività del tempo libero, furono inaugurati nel 1953 da Lord Mancroft, rappresentante personale di Elisabetta II, del maresciallo Alexander, già capo delle forze alleate e del generale Eisenhower, da pochi mesi presidente degli Stati Uniti. Per mettere insieme i cinque milioni di papa Pacelli, come i tre e mezzo della regina, quel coraggioso prete montanaro aveva mobilitato mari e monti e alla fine la Provvidenza, come viene ricordato in un libro di don Antonio Leonelli, gli venne in aiuto fornendogli aiutanti di primissimo livello.

Don Mario si era fatto le ossa alla fine degli anni Trenta, adattando la lezione di don Bosco, nell’oratorio di Saliceta San Giuliano. In seminario e durante gli anni di guerra, maturò convinzioni e ideali profondi, grazie all’amicizia con don Elio Monari, poi torturato e trucidato dai nazifascisti, e a quella con i cosiddetti partigiani bianchi.

La sua voglia di concretezza, di fare qualcosa per i giovani, si scontrò nel dopoguerra con una carenza di risorse comune a tutta Italia. In suo aiuto arrivò don Sante Bartolai, nato nell’Illinois da emigrati modenesi e tornato in Appennino per diventare sacerdote. Poi arrivò Mario Lugli, già fortunato titolare di un import-export di banane dall’Etiopia, che nella sua casa di via Ganaceto aveva nascosto prigionieri inglesi.Tra di loro ce ne fu uno che dopo la guerra era diventato un giornalista di grido a Londra. Anche da lui arrivò una mano formidabile, con articoli e reportages, a supporto di una raccolta di fondi in Gran Bretagna. Infine il personaggio decisivo, Giuseppe Vismara, titolare della Cartiera di S. Cesario.

Fu lui lo snodo organizzativo fondamentale che permise a migliaia di piccoli contributi di tanti sostenitori di creare il grande fondo a cui diede un appoggio il sassolese senatore Giuseppe Medici. Fu lui che spinse don Rocchi ad acquistare tutta l’area che oggi conosciamo in via Tamburini, 30 mila metri quadrati, mentre il sacerdote preferiva acquistarne meno della metà dalla famiglia Messori. Oggi i grandi campi sportivi sono circondati da edifici dove si sono moltiplicate le iniziative. Migliaia i giovani avviati nel tempo allo studio e al lavoro grazie ai corsi per diventare meccanici, elettricisti e altro. Tante le aziende modenesi, dalle più grandi a quelle artigianali, che hanno attinto tra i giovanissimi diventati operai.

Nella lunga vita di don Rocchi ognuno di loro trovava posto in una memoria capace di illuminare con un aneddoto persone e situazioni.

Il primo successore di don Mario Rocchi, quando l’età avanzata gli impediva di seguire l’attività a tempo pieno, è stato don Federico Pigoni, direttore della Città dei Ragazzi fino a poche settimane fa: «Don Mario - ha detto don Pigoni in occasione dei 100 anni di don Rocchi - è per tutti noi sacerdoti diocesani un fulgido esempio di passione e dedizione totale per Cristo e per i giovani, a partire dagli ultimi».

Don Federico Pigoni è passato ad altro incarico nel settembre scorso per lasciare il posto a don Stefano Violi, che è stato vicino al fondatore della Città dei Ragazzi fino all’ultimo, assieme al diacono Riccardo Cristiani.

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