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Quartirolo abbraccia don Cavazzuti per i suoi 80 anni

di Fabrizio Stermieri
Quartirolo abbraccia don Cavazzuti per i suoi 80 anni

Chiesa stracolma per salutare il missionario carpigiano da tempo non vedente per un attentato subito in Brasile

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Ottanta anni, una sola candelina sulla torta, per rappresentare un traguardo di vita, per ventisette anni spesa nel buio della cecità e nella luce interiore della speranza: don Francesco Cavazzuti, missionario carpigiano in Brasile, ha festeggiato i suoi ottanta anni attorniato da parenti, amici ed estimatori presso la parrocchia di Quartirolo che si è stretta, assieme al resto della diocesi carpigiana, attorno al sacerdote che nel 1987, nella sua missione in Brasile dove si era schierato decisamente dalla parte dei poveri e degli ultimi campesinos, fu fatto segno di un attentato ordinato dai ricchi fazenderos che lo rese inesorabilmente cieco.

Don Francesco ha voluto presiedere personalmente la celebrazione della messa in occasione del suo compleanno che quest'anno ha coinciso con i festeggiamenti per la giornata missionaria mondiale. Aiutato dal parroco di Quartirolo, don Fabio Barbieri, in una sala liturgica stracolma di gente, ha ricordato, con voce ancora ben ferma e chiara, il suo percorso di vita che ha preso le mosse nel 1934 a Cibeno e che si è snodato su due continenti: in Italia, prima, con l'ordinazione sacerdotale (avvenuta nel 1958) e l'attività di "prete operaio" nelle fabbriche; in Brasile, poi, a fianco dei contadini e sulla strada della evangelizzazione, prima e dopo l'attentato e il buio degli occhi.

«Di questa giornata di compleanno - ha detto ieri don Francesco - ricorderò soprattutto l'amicizia e la solidarietà di tanti che ringrazio per essermi stati a fianco in tutti questi anni».

Anni che non sono stati facili per il sacerdote carpigiano che ha incontrato in carcere il suo attentatore e lo ha perdonato e che ha cercato di raccontare la sua esperienza scrivendo una serie di impressioni raccolte nel libro "Salmi dal buio".

«Dopo che fu chiaro che non avrei più potuto riottenere la vista - racconta don Francesco per sintetizzare i suoi sentimenti - un giorno venne da me una ragazzina brasiliana. Poteva avere quattordici anni, non di più. "Don Francesco, prendi i miei occhi", mi disse ma io naturalmente non ne volli sapere. "Conserva i tuoi occhi perché tu sei giovane e ne avrai certamente più bisogno di me in futuro", le risposi e la congedai. Poco prima di rientrare in Italia dal Brasile quella ragazzina, che oramai era donna fatta, mi telefonò per salutarmi e mi disse che si era sposata e che aveva due bambini bellissimi. Ecco - ricordo che le dissi - i tuoi figli oggi tu li vedi e sei felice. Lo sono anch'io per te; pensa che pena se mi avessi donato gli occhi e oggi tu non avessi più la possibilità di vedere crescere i figli».

Don Francesco, nel 2004 è stato insignito del premio "Cuore Amico" che è una specie di Nobel per coloro che si sono distinti nell'opera missionaria. Recentemente ha avuto anche lo speciale privilegio di concelebrare una messa mattutina con papa Francesco nella residenza di Santa Marta in Vaticano e, al termine del rito, è stato ricevuto personalmente dal pontefice.

Pur nella lontananza, poi, don Francesco non ha dimenticato i suoi ex parrocchiani di Sanclerlandia e Mossamedes nel Mato Grosso: per la ricorrenza del suo ottantesimo compleanno ha voluto che le offerte raccolte, anche attraverso un pranzo di solidarietà che lo ha visto protagonista, vengano inviate in Brasile e destinate al sostentamento del seminario vescovile di Goias nel quale stanno ancora studiando alcuni giovani avviati al sacerdozio dal missionario carpigiano.

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