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l'intervista

«Montezemolo passa L’importante era e resta la Ferrari»

di Serena Arbizzi
«Montezemolo passa L’importante era e resta la Ferrari»

Maranello. Dino Tagliazucchi per una vita autista del Drake tra i tanti ricordi e il futuro dell’azienda del Cavallino

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MARANELLO. Una vita vissuta al fianco del grande Drake, in qualità di confidente, uomo di fiducia, amico, ed anche autista, ma soltanto dopo che il leggendario Enzo Ferrari decise di affidargli il volante, perché all’uomo che ancora oggi è il simbolo del Cavallino nel mondo piaceva stare alla guida in occasione di ogni spostamento. Sono ricordi indelebili, emozioni irripetibili, quelli provate da Dino Tagliazucchi, dal 1968 fino a vent’anni dopo, quando il Drake è venuto a mancare. In quegli anni Tagliazucchi trascorse momenti indimenticabili in qualità di autista di Enzo Ferrari: due decenni trascorsi a tutta velocità, tra le mille sfaccettature di una personalità affascinante e ammirata come quella del Drake, con il quale ha condiviso gioie e dolori. “Sono entrato alla Ferrari nel 1966 con l’incarico di meccanico generico: mi occupavo di realizzare la 275 Gtb berlinetta e la 330 Gtc, montando i collettori, facendo lo spurgo di freni e frizione. Si lavorava duro: la catena di montaggio proseguiva per poco meno di tre ora e, se rispettavamo la tempistica, potevamo goderci dieci minuti di libertà - esordisce Tagliazucchi - Poi, dopo due anni di catena, nel 1968, improvvisamente, arriva da me Enzo Zironi dell’ufficio personale: mi informa che Peppino Verdelli, allora autista di Ferrari, stava poco bene e il grande Drake stava cercando un giovane sposato che non fumasse e non avesse vizi. Iniziai a tremare e a sudare freddo. Quando mi condussero nell’ufficio di Ferrari ero incandescente, avevo le guance rosse, la tuta da meccanico e le dita ancora unte di grasso. Il Drake, mi mise subito a mio agio e da allora iniziò un insieme di grandi avventure. La giornata iniziava in fretta: alle 8 meno 20 dovevo raggiungere la sua abitazione, in largo Garibaldi, 11, a Modena. Gli portavo i giornali, una dozzina, poi entravo in casa, lo aiutavo a vestirsi, gli preparavo il caffè d’orzo e poco dopo le 9 eravamo pronti per andare da Antonio, il barbiere di corso Canalgrande. Poi, la consueta visita al figlio Dino al cimitero e l’arrivo in viale Trento Trieste, dove si trovava l’assistenza clienti Ferrari, per poi raggiungere Maranello soltanto in tarda mattinata, per rimanervi fino alle 19.30».

La vettura prediletta del Drake?

«Amava la sua Ferrari personale, una 365 Altair metallizzata - prosegue Tagliazucchi - ma spesso preferiva non attrarre l’attenzione e usavamo la Peugeot 504 o la Cooperi. In realtà, soprattutto i primi tempi, io guidavo poco perché Ferrari voleva stare sempre al volante ed era un pilota eccellente. Feci il mio mestiere per la prima volta nel 1971 quando una sera tornando da Bologna eravamo su un grossa 400 automatica e il Commendatore aveva male un ginocchio. Gli piacevano le macchine piccole e scattanti. Comprò una A112 Abarth e la fece elaborare: era un gioiellino…». Quali erano i piloti preferiti di Ferrari? «Aveva un debole per Gilles Villeneuve, gli perdonava tutto e stimava molto anche Niki Lauda».

Come vede il passaggio di consegne tra Montezemolo e Marchionne?

«Mi spiace che Montezemolo se ne sia andato, ma ho piena fiducia anche in Marchionne, così come avrebbe avuto il Drake, un uomo che non stava di certo a piangersi addosso. E spero che la Ferrari rimanga a Maranello…».

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