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Ospedale, code in farmacia «Fate l’orario continuato»

di Rino Filippin
Ospedale, code in farmacia «Fate l’orario continuato»

Un dializzato: «Non ho parenti e stare in fila oltre un’ora mi sfibra fisicamente» Malato di tumore: «Bene le cure gratis, ma bisogna velocizzare le consegne»

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«La nostra sanità sarebbe da 10 e lode, se non fosse per problemi come questo, facilmente risolvibile, ma...».

Il conta-biglietti della Farmacia dell’Ospedale, al primo piano del Ramazzini, segna il numero 36. «Io sono il numero 60 - dice un anziano -: mi sa che per un paio d’ore non mi dovrò muovere da qui».

La segnalazione di un utente non appare fuori luogo: in effetti i tempi d’attesa sono molto lunghi. Una situazione che in tanti sportelli pubblici è accettata, anche se malvolentieri. In questo caso però la situazione è diversa. Ad aspettare infatti non sono persone sane, ma cittadini con gravissime patologie e che quindi farebbero a meno di restare seduti su una sedia per tanto tempo. Ma non hanno scelta: con la ricetta del medico, infatti, vengono a ritirare farmaci che spesso rientrano nella categoria dei “salva-vita”. «Io - dice un anziano - sono in dialisi. Purtroppo non ho nessuno che possa venire al mio posto a fare la fila. Così devo pazientare e sopportare anche un certo disagio fisico. Se quelle carrozzelle (e indica quelle che si trovano raggruppate nel sottoscala), fossero libere, ne prenderei una: starei più comodo. Inoltre il trasferimento nel reparto di Dialisi lo farei spingendomi sulla carrozszella: lei non sa che fatica faccio a camminare». «Il nostro ospedale è ottimo come anche la sanità italiana, soprattutto al nord. Poi - commenta un utente in attesa - ci sono disservizi come questo: secondo me 40 minuti per essere serviti sono troppi. D’altra parte devo essere felice: il farmaco che una volta al mese vengo a ritirare costerebbe 1800 euro a flacone, sì, milleottocento. A me viene consegnato gratuitamente: ma sì, quest’attesa è sopportabile. Ma se mandassero qualche impiegato a dare una mano ai due che lavorano in farmacia...».

C’è anche chi si siede sui gradini delle scale. «Non ci sono più sedie - dice un uomo di mezza età - e invece di trovare posto nel corridio esterno preferisco stare qui a vedere il conta-biglietti per capire quando toccherà a me. Io sono in chemioterapia e quindi non perdo ore di lavoro restando qui ad aspettare anche un’ora e mezza. Certo che se il servizio fosse un po’ più rapido invece di restare qui farei qualcosa di più divertente».

C’è anche chi suggerisce di tornare all’orario continuato. «Io ricordo - spiega una donna mentre il marito è nel day - hospital - che fino a qualche tempo fa lo sportello era sempre aperto. Allora magari passavi prima di andare al lavoro. Invece adesso quello stop dalle 13.30 alle 14 crea non pochi problemi. Si parla tanto di flessibilità ma poi nessuno la mette in atto, ma in questo caso sarebbe davvero necessaria».

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