«White list, già ammesse duemila aziende»
E in risposta a Giovanardi e Bianchini: «Cautele necessarie per difenderci dalle mafie»
Sono circa 2.100 le aziende già iscritte alla “white list” della prefettura di Modena, istituita dopo il terremoto del 2012 per contrastare le infiltrazioni mafiose nell'ambito della ricostruzione. Sono invece circa 4.000 le aziende che hanno fatto richiesta di inclusione.
Lo rende noto la prefettura di Modena, che precisa come l'attività di controllo per la composizione della white list si sia «ulteriormente intensificata con il decisivo contributo delle unità di personale messe a disposizione della prefettura dalla Regione, Ufficio del Commissario straordinario per la ricostruzione, sulla base di una convenzione stipulata con le prefetture del cratere che ha consentito la assunzione a tempo determinato di cinque impiegati».
Detto che sono passati ormai tre anni dal terremoto e che - se fosse vero quanto viene dichiarato - la politica locale annuncia al mondo quanto è stata capace l’Emilia a risistemarsi (come dire che è quasi tuitto fatto), è chiaro che l’iscrizione del 50% circa delle ditte non può certo essere motivo di vanto. Ma la risposta della Prefettura serve soprattutto a rintuzzare le accuse venute dalla famiglia Bianchini, in stretta sinergia con il senatore Giovanardi. Il figlio di Bianchini ha infatti voluto anticipare e contestare che la sua ditta sarà esclusa dalla white list” e Giovanardi ha parlato di qualcosa di peggio della Santa Inquisizione.
«I controlli - si puntualizza senza mai nominare Bianchini e Giovanardi - vedono all’opera organi di polizia, Direzione Investigativa Antimafia e il Gruppo Interforze Ricostruzione Emilia-Romagna istituito dal Ministro dell'interno».
«Nello stesso tempo - si legge nella nota della prefettura di Modena - una particolare priorità viene riservata a dare risposta alle richieste di verifiche antimafia nei confronti delle aziende fornitrici per le quali le stazioni appaltanti hanno chiesto la certificazione liberatoria per l'assegnazione di appalti o l'erogazione di servizi, o per la liquidazione delle somme dovute per le prestazioni gia' effettuate».
Anche per queste procedure, soggette ai medesimi accertamenti previsti per la white list, 2.400 richieste sono state definite. La prefettura di Modena fa sapere che «da questa attività di controllo diffuso emergono, sia pur in numeri non rilevanti, alcune situazioni meritevoli di approfondimento ovvero che indicano possibili collegamenti con la criminalità organizzata rispetto alle quali si sta procedendo con i previsti provvedimenti interdittivi. L'articolato sistema di cautele antimafia attivato all'indomani del sisma - conclude la nota prefettizia - si conferma quindi quale utile strumento per difendere il territorio emiliano, soprattutto in questa delicata fase della ricostruzione, dai documentati e reiterati tentativi di penetrazione dei sodalizi mafiosi nel tessuto sociale e produttivo, tentativi dei quali anche di recente la Direzione nazionale antimafia ha dato atto nella sua relazione annuale».
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