Gazzetta di Modena

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"màt" salute mentale

«Anche i malati possono innamorarsi»

di Gabriele Farina

All’incontro “Le parole ritrovate” testimonianze su affettività e malattia. Un confronto fra utenti e operatori

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«Rinuncio o non rinuncio? Mettici il cuore e con pazienza finirà la tua difficile astinenza». È l’ultima parte di una poesia recitata ieri durante l’incontro nazionale “Le parole ritrovate”. Un evento inserito nella cornice del Màt, la settimana della salute mentale, per abbattere un doppio tabù: la sessualità e il suo rapporto con il disagio psichico.

«Le persone malate possono innamorarsi lo stesso», ha spiegato un ragazzo che nella sua vita ha trascorso momenti di depressione. Un’idea più volte rimarcata nel corso di un evento che ha unito diverse forme d’arte e di racconto. «Ero malato di depressione - ha raccontato un uomo, maturato grazie all’amore - e la mia famiglia, formata solo dalla mia donna, mi appoggiò in ogni cosa, riuscii a dirle tutto, anche quando decisi che volevo farla finita. Avevo lei e quando decisi di ricominciare non dovetti partire da zero, lei era ancora lì». La perdita di un figlio ha cambiato tutto. «Lei non era più nulla - ha proseguito - non era più una donna, continuava a chiedersi come mai non era morta lei al suo posto. A quel punto fui io ad aiutarla: per più di otto mesi le parlai, la aiutai a ricostruirsi e non le chiesi nemmeno un bacio perché so che, quando stai così, una persona che richiede qualcosa anche di così piccolo fa un male enorme. Ho capito che spesso chi non è seguito da nessuno psichiatra ha dolori dentro più strazianti dei nostri».

«Ciascuno di noi ha qualche punto di dolore - ha spiegato Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Ausl - che a volte si tramuta in un disagio o in una malattia, altre è contenuta in una relazione umana. Sfatiamo l’asessualità di quelli che hanno un disagio psichico. È un tema che non s’impara nei testi di psichiatria».

Più che i volumi, ieri sono state raccontate (o meglio “ritrovate”) le storie. La storia di una ragazza che ha lasciato la scuola in prima superiore e per qualche «forma malata di amore o amicizia si è ritrovata bulimica, a tagliarsi, a tentare il suicidio. Ho odiato mia mamma, poi ho chiesto perdono. L’affettività è più importante del sesso, perché ti va nel cuore».

«Ne ho viste di cotte e di crude - ha aggiunto un uomo più grande - una volta mi hanno legato nel letto, come mia abitudine, e un ragazzo e una ragazza hanno fatto l’amore davanti a me. Mi ha fatto molto male».

«Ho sempre avuto difficoltà a separarmi con le persone con cui creo un bel rapporto - ha sottolineato Paola Relandini, presidente di Idee in circolo - poi ho capito che è sempre l’inizio e mai la fine».

Non sempre va tutto bene: «La sessualità ci è negata - ha detto un uomo in cura a Trieste - non c’è rispetto per noi: siamo invisibili». I racconti sono stati intervallati dalla musica dal vivo. Marco Mantovani e Cecco Signa hanno “trascinato” i presenti con “Sfatto blues”, “La strada” e un brano tratto da Vasco che si conclude con una frase a effetto: «Ho meno paura di vivere il presente, la mia cura è stare tra la gente».

Utenti e operatori si sono mescolati nelle danze ed è stato rilanciato il tema del 2015: la cosiddetta “in… guaribilità”.

Richiesto altresì il ruolo dell’educatore sessuale, considerato «fondamentale» dallo psicologo Lelio Bizzarri, in collegamento da Roma.

Spazio poi alle interviste, condotte anche da due ragazze della IV A del liceo Sigonio. «L’affettività è importante per qualsiasi persona», ha detto Valentina alla fine dell’intervista.

«Si pensa che noi giovani siamo “sdoganati” - ha aggiunto Beatrice - e sappiamo tutto. In realtà l’educazione alla sessualità ci manca tantissimo. È un grande insegnamento per le persone “normali”: i corsi sono spesso difficoltosi da fare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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