Gazzetta di Modena

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città dei ragazzi

Applausi commossi per l’addio a don Rocchi

di Saverio Cioce
Applausi commossi per l’addio a don Rocchi

Durante l’omelia un emozionato vescovo Lanfranchi ha ricordato le sue opere Tra le navate della cattedrale il tributo di una folla di giovani di ieri e di oggi

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Il popolo di don Rocchi è arrivato in massa tra le navate del Duomo per dare l’ultimo saluto al padre fondatore della Città dei Ragazzi. Scout con il fazzoletto al collo e alunni della CdR con il ciuffo rasato, ragazzi del ’47 e giovani apprendisti di 16 anni hanno seguito con gli occhi lucidi l’omelia dell’arcivescovo. E alla fine, quando la bara si è avviata verso l’uscita, non hanno resistito all’applauso per un ultimo abbraccio corale.

A 101 anni compiuti il “don”, come lo chiamavano i ragazzi, continuava ad abitare in due stanze ricavate nel grande complesso di via Tamburini, dove a partire dal 1947 è nata la Città dei Ragazzi. Sino agli ultimi giorni, quando le gambe glielo hanno permesso, l’anziano sacerdote ha mosso qualche passo sotto i portici che separano la scuola professionale dalla cappella dove andava a pregare e dove diceva messa, assistito dal diacono Federico Cristiani, che lo aiutava anche a comunicare con il mondo esterno quando la sua voce si era fatta più incerta.

«Se il Signore mi riterrà degno di accoglienza spero di continuare a lavorare per i ragazzi». Anche a mons. Lanfranchi si è incrinata per un attimo la voce quando ha cominciato a leggere il testamento morale del suo confratello. «Qual’è il segreto della sua vita lunga e lungimirante? - si è chiesto il presule - Lo possiamo cogliere dalla lettera di San Paolo ai Romani là dove dice che nessuno di noi vive e muore per sè stesso ma per il Signore». Chi lo sa, forse in quell’istante l’arcivescovo ha visto il secolo di vita di don Mario, un’esistenza lunghissima al servizio di un’idea. Basti dire che quando mons. Lanfranchi veniva al mondo, nel 1946, il giovane sacerdote Rocchi cominciava a lavorare per raccogliere i fondi e creare la CdR. Ci riuscirà nei mesi seguenti, raccogliendo fondi e aiuti dalla Regina Elisabetta II come da Papa Pacelli, dal proprietario della cartiera di S.Cesario come dagli emigrati modenesi negli Stati Uniti e dai prigionieri inglesi salvati dalla rete della Resistenza e dei sacerdoti. Con grande schiettezza Lanfranchi ha ricordato la figura di un sacerdote modenese torturato e ucciso dai tedeschi, don Elio Monari, con cui don Mario condivideva l’aiuto ai prigionieri e le sofferenze della popolazione. Il primo, cappellano nella brigata di partigiani cattolici a Montefiorino, fu catturato mentre dava l’estrema unzione a un ferito durante il combattimento, il secondo restò in pianura ad aiutare chi soffriva, come poteva. «Quando don Monari fu barbaramente ucciso a Firenze - ha ricordato il vescovo - don Mario si trovò un pò solo ma potè contare sul coinvolgimento di tanti giovan, enti e sacerdoti come don Sergio Ronchetti, don Franco Malagoli, don Gianni Gilli».

Dopo la guerra don Mario si rimboccò le maniche per raccogliere i ragazzi di strada, che passavano la giornata a rimediare un pezzo di pane o di legna. I risultati sono sotto gli occhi di tutti a Modena e nel resto del Paese. Poche iniziative nell’Italia prostrata dalla guerra sono diventate famose nel mondo come Nomadelfia di don Zeno Saltini a Carpi, che radunò le mamme “per vocazione” per assistere i piccoli orfani e quella appunto della Città dei Ragazzi a Modena.

I sessantacinque anni di vita di un’istituzione educativa ma anche legata all’impegno religioso nella società testimoniano di seme diventato albero.

Dentro e attorno alla CdR sono maturate vocazioni per una decina di sacerdoti e altrettante donne che hanno scelto la vita consacrata. E gli altri? Le migliaia di adolescenti arrivati alla CdR come ultima spiaggia dopo aver abbandonato la scuola? Oggi come ieri trovano spazi, mezzi e personale motivato per imparare un mestiere, grazie ai fondi pubblici e all’impegno di uomini e donne di buona volontà. Nessun diploma dopo l’officina, solo un attestato che in tanti ambienti vale lo stesso.

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