Chioschi, dopo il no del gip il Comune va in appello
Il sindaco Muzzarelli dice: «Il nostro recente lavoro non valutato correttamente» E annuncia il ricorso al Riesame. La procura era favorevole, il giudice la stoppa
Caso Chioschi: il nuovo no del gip Eleonora De Marco alla richiesta di dissequestro dei quattro cantieri nel Parco della Rimembranza avanzato dal Comune arriva come una doccia gelata in via Scudari, ma il sindaco annuncia già ora che si ricorrerà in appello. Confermando ancora una volta che la giunta procede lungo la stessa traiettoria: nonostante il conflitto ormai aperto con i magistrati, viene infatti ribadita la giustezza della linea che per tre volte i giudici hanno bocciato. Il gip questa volta sottolinea come il Comune stesso non ha ottemperato alle regole che si era posto e che per questo i suoi atti per la riqualificazione del Parco sono nulli.
«Prendo atto con rammarico che il lavoro svolto in questi mesi non è stato valutato correttamente dal Giudice per le indagini preliminari», afferma il sindaco Gian Carlo Muzzarelli sottolineando che la richiesta di dissequestro dei chioschi del parco delle Mura o parco della Rimembranza, respinta dal Gip Eleonora De Marco, aveva ottenuto il parere favorevole della Procura, l’organo titolare dell’indagine che aveva chiesto il sequestro, a condizione che venisse demolita la platea di cemento che costituisce la base sulla quale poggeranno i chioschi di nuova costruzione.
Sul diniego del dissequestro il Comune presenterà appello al Tribunale del riesame ed è determinato a ricorrere in tutte le sedi previste.
Il sindaco conferma «l’obiettivo della riqualificazione del parco alla quale abbiamo lavorato con la variante al regolamento urbanistico edilizio adottata dal Consiglio comunale (l’approvazione, acquisiti tutti i pareri previsti, è in programma entro l’anno) e ridefinendo il Piano, con una riduzione del numero dei chioschi, la sostituzione delle colonne in cemento con strutture in ferro facilmente rimovibili e la previsione di pavimentazione permeabili». Precisando che la riqualificazione del parco non significa, tecnicamente, un progetto di “riqualificazione urbana”, come erroneamente ritenuto nel provvedimento, con i vincoli relativi previsti dalla normativa regionale, Muzzarelli aggiunge che «il Comune ha l’intenzione di superare l’attuale fase di stallo per riconsegnare alla città un parco più bello: valuteremo ogni azione possibile per ottenere questo risultato, ma oggi non possiamo che essere preoccupati per una decisione che determina un ulteriore danno al Comune, agli operatori e ai cittadini».
Il percorso scelto dalla giunta pare proprio in contrasto con i rilievi del gip. La De Marco, infatti, motiva la sua ordinanza sfavorevole alla richiesta di dissequestro dei quattro chioschi (Cedro, Elio, Tosco e Bobotti) rilevando, come nella sua prima ordinanza, che i chioschi non sono tali ma si tratta di edifici stabili, estesi in altezza e ancorati al suolo attraverso piattaforme di cemento. Questo complessivo progetto di edificazione, oltretutto, è diverso da quello originario che aveva avuto parere favorevole dalla Soprintendenza e in questo caso addirittura non è stata neppure sottoposto al vaglio di questa autorità.
Ma l’argomento nuovo sostenuto dal giudice è squisitamente tecnico-amministrativo. Riguarda infatti, la modifica del Rue che permette di autorizzare questi chioschi. L’iter di pubblicazione del piano operativo comunale urbanistico non è stata espletata nonostante fosse regolamentato dallo stesso Comune. Ne consegue, spiega il giudice, che l’atto amministrativo adottato dal Consiglio comunale deve essere disapplicato proprio perché non è stato adottato con l’iter previsto.
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