È seguito dal Centro Antiveleni
Il direttore Locatelli: due, tre l’anno gli episodi simili in Italia. Fase acuta superata
«Di casi così ce ne sono pochissimi per fortuna: due o tre all’anno in tutta Italia. Quest’anno è capitato a una coppia di toscani: il loro figlio, di quell’età, aveva sempre mangiato cannabisoidi. Poi ci sono bimbi che mangiano anfetamine. I bambini gattonano, toccano, mangiano. È il loro mondo. Il problema sono i genitori».
Il dottor Carlo Locatelli è un luminare della tossicologia. Dirige il celebre Centro Antiveleni della Fondazione Maugeri di Pavia e ogni giorno è a contatto con i più diversi tipi di avvelenamento e intossicazione in tutta Italia. «Abbiamo seguito anche questo caso di Modena - spiega - siamo rimasti in contatto con il Policlinico per le cure necessarie al caso. Ho saputo che il bambino è fuori pericolo e sta bene. Certo, l’effetto acuto c’è stato e come ogni volta era imprevedibile».
Locatelli spiega che difficilmente un’unica assunzione di hascisc, anche se abnorme e in un corpo così piccino, può provocare danni permanenti sia nella psiche che nel fisico.
Il tossicologo conferma che il bambino era agitato, mostrava alterazioni cardiache, poi a perso in sensi, faticava a respirare. Un’emergenza durante la quale non si può sottovalutare niente anche se l’esperienza dei pochi casi pregressi è fondamentale per indirizzare il trattamento ciclico per disintossicare il mini-paziente.
«La fase acuta è chiaramente pericolosa e va curata con attenzione, ma ritengo difficile che un episodio a sé stante come questo passa lasciare segni. Il problema è diverso se il Thc viene assunto con regolarità per esposizioni al fumo passivo, ad esempio».
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