Ai ragazzini piace l’alcol: «Fenomeno in aumento anche a Carpi»
Il dottor Bigarelli del Sert: «Conseguenze gravi per la salute e per la psiche» Un caso finito in coma etilico. Ora si punta all’educazione fatta dai coetanei
Non si tratta di una vera e propria dipendenza da alcolici ma è ugualmente pericolosa perché non sempre il soggetto è consapevole delle conseguenze a cui può portare il suo comportamento.
Si chiama “binge drinking”, alla lettera significa “bevuta compulsiva” e rappresenta una tendenza sempre più diffusa tra i giovani e, talvolta, anche giovanissimi che, soprattutto quando si ritrovano insieme nei fine settimana, ingurgitano alcolici in grande quantità per ricercare il divertimento nello sballo, a volte a stomaco vuoto. Il fenomeno riguarda da vicino anche il nostro territorio e in alcuni casi giovani che hanno bevuto troppo arrivano a stare così male da andare al Pronto Soccorso del Ramazzini.
«Si tratta di uno stile di vita, una situazione dove si va a cercare il rischio: il binge drinking, che letteralmente significa l’assunzione di bevande alcoliche in modo compulsivo, manifesta una tendenza in aumento e abbiamo anche qualche caso in cura. Qualche situazione che manifesta la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più esteso – commenta il dottor Massimo Bigarelli, responsabile del Sert, sia a Carpi, sia a Mirandola – Si tratta di una tendenza molto pericolosa perché non sempre il soggetto che manifesta il binge drinking è consapevole delle conseguenze cui può portare il suo comportamento. E si parla di conseguenze che vanno dalla sfera sociale alla salute in senso stretto. Episodi di violenza possono derivare a volte da un comportamento in cui i riflessi hanno un percezione alterata. Nel corso degli anni abbiamo avuto due casi di coma etilico che hanno visto protagonisti due adolescenti. Occorre fermare al più presto questa tendenza in aumento: non si parla di vera dipendenza da alcolici, bensì si tratta di abuso». Per contrastare l’abuso di alcolici da parte di adolescenti l’Ausl ha messo in campo, sul nostro territorio, diversi progetti da anni. In particolare, si parla, ad esempio, di “peer education”, che significa, secondo la traduzione letterale, educazione tra i pari. Questa rappresenta una tecnica particolarmente utilizzata nel campo della salute, e della prevenzione dei comportamenti a rischio. «La peer education prevede che alcune persone adeguatamente formate, ovvero i peer educator – prosegue Bigarelli – svolgano attività educative con persone loro pari, quindi simili a loro, ed incidano positivamente sul loro comportamento per incentivare comportamenti virtuosi. Nelle scuole, la peer education implica che alcuni studenti, selezionati in base ad una particolare motivazione, vengano adeguatamente formati e possano influenzare positivamente i propri compagni».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
