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Attori come atleti: storie di vita attraverso lo sport

di Angela Sciavilla
Attori come atleti: storie di vita attraverso lo sport

Il regista Andrea Adriatico porta sul palco 26 attori per mettere in scena il testo del premio Nobel Jelinek

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Teatro e sport, due mondi solo in apparenza inconciliabili, trovano un comune spazio di confronto. “Un pezzo per Sport” è l'ultima produzione di Andrea Adriatico che fa parte del trittico dedicato a Elfriede Jelinek, scrittrice austriaca premio Nobel per la Letteratura nel 2004. Lo spettacolo è in programma all'Arena del Sole di Bologna questa sera e il 25 ottobre alle ore 21.30 e il 24 ottobre alle ore 18. Il regista bolognese vede l'opera come “il racconto della dimensione con cui l'ingegno dell'uomo cerca di scavalcare la natura delle cose, di come l'impegno dell'uomo si sforzi di rimodellare la natura” e ne ha fatto una nuova riscrittura. Le pagine nel testo teatrale originale, scritto dalla Jelinek nel 1998, sono dedicate all'invadenza dello sport nella nostra società, che rende i tifosi “atletico-dipendenti”. Occuparsi di sport per Adriatico significa parlare di quella vita che si sprigiona nel momento in cui il corpo, sottoposto a fatica, riesce a staccarsi dai pensieri.

Tanto nel testo originale quanto in questa messa in scena, i personaggi dell'opera sono testimoni di accadimenti reali, figure che emergono da riferimenti concreti provenienti dalla cronaca, dall'attualità ma anche dalla mitologia.

Nello sport, come nella guerra, la parola è data ai vincitori e ai vinti, alle vittime e ai carnefici, in un quadro conflittuale in cui i media hanno potere di manipolazione. Lo spettacolo di Adriatico ha una composizione drammaturgica completamente nuova, che e ha generato un allestimento dalla durata di circa due ore e mezza.

Dal processo di riscruttura è rimasta intatta la figura dell'Autore-intellettuale: un visionario oltre la realtà pilotata dai media ma deriso, frainteso e infine escluso dalla società. La parola della Jelinek è brillante e affascinante ma difficile da mettere in scena. I personaggi non sono definiti e le conversazioni non sono dialoghi ma flussi di coscienza: il rischio sta proprio nel tradurre in scena quelle immagini evocate, aleatorie, quelle riflessioni immateriali diffuse nel testo che devono prendere corpo in uno spettacolo.

Adriatico reinterpreta il lavoro completamente, gioca presentando i suoi collaboratori come titolari in campo, arbitri o riserve, immaginando gli spettatori come tifosi in un teatro che per l'occasione viene allestito come una grande palestra. È un lavoro articolato portato avanti in collaborazione con il Festival Focus Jelinek; gli altri due spettacoli saranno presentati da gennaio ai Teatri di Vita di Bologna.

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