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Chioschi sui Viali: pm e gip divisi dal cemento

di Carlo Gregori
Chioschi sui Viali: pm e gip divisi dal cemento

Il giudice contro il dissequestro, mentre la Procura riconosceva il nuovo Rue e il cambio di pavimenti

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È il cemento a contatto con l’ambiente naturale del Parco a dividere la Procura dal gip Eleonora De Marco. Cemento che nel nuovo progetto presentato dalla nuova giunta (ricordiamo che Muzzarelli eredita l’ “affare chioschi” da Pighi) in parte sparirà per lasciare spazio a materiali meno invasivi, come si legge anche nel sommario dei motivi presentati nell’istanza di dissequestro del municipio: nella delibera di giunta del 22 luglio scorso si è deciso di abbandonare i “chioschi bulgari” dell’ex assessore Daniele Sitta e di passare a chioschi con colonne in ferro anzichè cemento armato, strutture facilmente rimovibili e soprattutto pavimentazioni fatte di materiali tali da renderle permeabili «nel rispetto dell’eventuale presenza di radici sottostanti». Progetto ancora non presentato. Anche l’insieme della variazione al Rue modificato nella seduta consiliare del 24 luglio dava un chiara idea di un cambiamento di utilizzo del Parco. Due elementi sufficienti a indicare un cambiamento di atteggiamento, colto dal sostituto Claudia Natalini, finora certo non tenero verso il Comune. Tanto che aveva espresso un suo parere parzialmente favorevole al dissequestro dei quattro chioschi sigillati da marzo, a condizione che venissero tolte le piattaforme di cemento armato e installate quelle nuove permeabili annunciate e che venissero seguiti i dettami delle variazione al Rue. In sostanza che venisse riconosciuto il carattere fragile dell’ambiente-parco. Il fatto che non fosse del tutto convinta, ha spito la Natalini a girare il fasciolo al gip De Marco. Che però rileva come il progetto dei chiochi con le piattaforme di cemento non è stato neppure sottoposto al vaglio della Soprintendenza, oltre a numerose incongruenze nell’iter amministrativo e anche in relazione all’ordinamento legislativo.

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